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Ricordate quel giorno? LAZIO-JUVENTUS

di Stefano Bedeschi
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28 novembre 1965 – Stadio Olimpico di Roma
LAZIO–JUVENTUS 0-1
Lazio: Cei; Zanetti e Vitali; Cerosi, Pagni e Dotti; Mari, Bartù, D’Amato, Governato e Ciccolo. Allenatore: Mannocci.
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Dell’Omodarme, Mazzia, Da Costa, Cinesinho e Menichelli. Allenatore: Heriberto Herrera.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Marcatore: Da Costa al 28’.


Unica squadra imbattuta del torneo (quattro vittorie e sei pareggi), la Juventus scende all’Olimpico per affrontare la Lazio. La accompagna una tradizione favorevole, ma la squadra di Heriberto Herrera si presenta rimaneggiata. Mancano due pedine fondamentali, entrambe infortunate, quali il centrocampista spagnolo Luis Del Sol, vero motore della squadra, e l’atteso centroavanti Vincenzo Traspedini, acquistato durante l’estate dal Varese, che all’esordio in campionato con la maglia bianconera aveva firmato la rete della vittoria sul Foggia.

I loro sostituti sono Bruno Mazzia, centrocampista classico di scuola bianconera, e il veterano Dino Da Costa, oriundo brasiliano, bomber di razza, già capocannoniere del campionato 1956-57 con ventidue reti, quando vestiva la maglia della Roma. Da Costa, che ha già trentaquattro anni, è alla terza stagione in bianconero. Nella prima, con Paulo Amaral in panchina, aveva giocato solo dodici partite, prevalentemente da centrocampista arretrato, segnando tre reti. Nella seconda, agli ordini di Heriberto Herrera, le sue presenze erano salite a trentuno (con sei reti) sostituendo ora Combin, ora Sivori. È un giocatore di grande talento ed esperienza, ancora affidabile nonostante l’età. Qualche settimana prima aveva segnato un goal nel 2-2 esterno con la Spal.

Già al primo minuto Da Costa, sul campo che l’aveva visto protagonista per tante stagioni, va in goal, ma Lo Bello, inspiegabilmente, annulla. Sotto la regia del brasiliano Cinesinho, acquistato dal Catania per sostituire Sivori, passato al Napoli dopo otto indimenticabili stagioni in bianconero, la Juventus è subito padrona del campo. Al 28’ Mazzia conclude una discesa con un tiro che probabilmente sarebbe facile preda di Cei. Sulla traiettoria c’è però Da Costa che, spalle rivolte alla porta, con una diabolica deviazione di tacco mette fuori causa il portiere laziale. Una rete geniale, inventata da un bomber di gran classe. Una rete decisiva, anche se nella ripresa la reazione della Lazio è veemente.

Nella squadra biancoceleste si fondono efficacemente le buoni doti tecniche di taluni elementi con l’elevata carica agonistica dell’intero complesso. La difesa bianconera, e in particolare il portiere Roberto Anzolin, è l’ammirata protagonista della fase finale della gara.


IL RACCONTO DI “HURRÀ JUVENTUS”

La Juventus ha rispettato la tradizione, che la vuole da anni vittoriosa all’Olimpico contro la Lazio. E questa volta il successo è stato tanto più significativo, non solo perché coincide con la prima vittoria bianconera in trasferta di questo torneo, ma ancor più perché la squadra laziale di quest’anno rappresentava proprio l’avversaria più pericolosa fra quante finora affrontate fuori casa. E difatti i biancocelesti, nettamente dominati nel primo tempo, sfoggiarono nella ripresa una reazione veemente e ininterrotta, che mise a durissima prova la grande difesa juventina, rivelatasi ancora una volta all’altezza della sua fama.

Diamo atto a questa Lazio 1965-66 di essere una squadra di ottima levatura, in cui si fondono efficacemente le buone doti tecniche di taluni elementi davvero pregevoli (Governato, Bartù, Mari, D’Amato e Ciccolo) con un’alta carica agonistica di tutto il complesso. Dobbiamo però rammaricarci che talora questa carica agonistica risulti alquanto incontrollata, tanto frequentemente indulge a fallosità, non certo degne di una compagine capace, con le armi legittime del gioco, di meritarsi rispetto e ammirazione. I battibecchi post-partita avvenuti tra i giocatori negli spogliatoi e più ancora il comportamento a dir poco villano, con cui un gruppo di tifosi laziali ha minacciosamente attorniato Del Sol in tribuna, insultandolo senza motivo alcuno, sono episodi d’intemperanza antisportiva, degna di severa censura.

I laziali hanno dimostrato un’ingiusta insofferenza verso l’arbitraggio di Lo Bello, il quale a nostro parere ha fatto invece scrupolosamente rispettare il regolamento. Non si deve dimenticare anzi che, con una di quelle decisioni piuttosto discutibili, alle quali la Juventus si è oramai quest’anno dovuta abituare, il valente arbitro catanese ha annullato un bel goal di Da Costa all’inizio della partita. Ma lo stesso Da Costa si prese la miglior rivincita poco dopo, imprimendo a un tiro di Mazzia, che forse sarebbe risultato innocuo, una diabolica deviazione di tacco, che batteva il bravo Cei. Una rete geniale inventata da un goleador di classe qual è il nostro Dino, che finora, nella presente stagione, in ogni suo inserimento in prima squadra si è sempre rivelato determinante e risolutore. Da Costa nella Juventus e Vinicio nel Lanerossi Vicenza, i due grandi decani fra i giocatori importati (non ci stanchiamo di ripeterlo) sono ancora oggi non solo validamente sulla breccia, ma addirittura vividi esempi di classe e di rendimento.

Nella valutazione di questa partita va tenuto debito conto dell’assenza degli infortunati Traspedini e Del Sol, sostituiti rispettivamente da Da Costa e da Mazzia. Quest’ultimo, pur offrendo, specie nel primo tempo, una prestazione lodevole, non poteva certo essere in grado di fornire il prezioso e dinamico apporto dello spagnolo.

Siamo così giunti a un terzo del campionato e la Juve resta l’unica squadra imbattuta del torneo. La sua classifica, con un po’ più di fortuna, potrebbe essere migliore di qualche punto. È tuttavia tale da inserire la squadra bianconera tra le prime quattro grandi protagoniste del momento (con Inter, Napoli, e Milan). Il suo quoziente reti si impone alla generale ammirazione: quattordici goal segnati contro quattro subiti = 3,50. Nessun’altra squadra può vantare altrettanto!

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