Gli eroi in bianconero: EMERSON

di Stefano Bedeschi
articolo letto 1994 volte
Foto

Soprannominato il Puma per i suoi movimenti felini nel catturare la palla a centrocampo e nell’impostare rapidamente il gioco, nell’estate del 2004 segue Capello alla Juventus, dopo una lunga ed estenuante trattativa con la Roma. «Stavo male e avevo problemi di depressione. Ero in Brasile ad aspettare, mi turbava il fatto di rovinare il bel rapporto che avevo con l’ambiente giallorosso. Erano sei mesi che non ricevevo stipendio e c’erano altre cose che mi avevano promesso e non mi erano state date. E va bene, avevo accettato, conscio della situazione. Però poi arriva un’offerta importante e il presidente ti dice di no… Non fossi andato alla Juve la gente non avrebbe capito comunque: è successo lo stesso a Samuel e Cafu. E in ogni caso non avevo mica scelto la Lazio! Io non tradii. Per quattro anni ho fatto il mio lavoro e l’ho fatto bene. Il traditore è chi guadagna bene, non fa nulla per la squadra e poi se ne va». È la risposta del Puma ai tifosi romanisti che lo tacciano di tradimento.
Il suo innesto nel centrocampo bianconero è fondamentale e, nonostante sia afflitto dalla pubalgia, contribuisce in modo determinante alla conquista del ventottesimo scudetto. Emerson è in possesso di una grande intelligenza tattica e di un’ottima tecnica che usa sovente per proteggere il pallone: infatti, è quasi impossibile sradicarglielo dai piedi. In più, è molto abile negli inserimenti sotto rete e non sono rare le reti, quasi tutte decisive.
Il campionato successivo, è affiancato da Patrick Vieira e il centrocampo bianconero diventa quasi imperforabile; è una conseguenza logica, la conquista del ventinovesimo scudetto. Purtroppo, la compagine juventina non ha grande fortuna in Champions League; il primo anno è il Liverpool a eliminare la squadra di Capello, nella stagione successiva è sempre una squadra inglese a deludere le aspettative bianconere, l’Arsenal dell’ex Henry. Emerson, comunque, è sempre protagonista e riesce a realizzare goal fondamentali, come nei preliminari contro il Djurgarden oppure, in modo rocambolesco, contro il Werder Brema.
Nell’estate 2006, non volendo giocare in Serie B, si trasferisce al Real Madrid seguendo, per l’ennesima volta, Fabio Capello. «Sono stato io a scegliere il Real, a voler provare una nuova avventura. La Juve rimane il top della gamma. L’organizzazione è impressionante, la mentalità vincente. E ci sono leggi severissime, com’è giusto che sia. Quando sono arrivato nello spogliatoio della Juve ho subito intuito che o mi adeguavo oppure via, mi emarginavano. Il rispetto delle regole interne sta alla base di qualsiasi successo, lo si percepisce nei momenti di difficoltà. Sono stato molto bene a Torino, ho capito che cosa significhi essere in una squadra che gioca sempre per vincere».

 


VISITA IL BLOG DI STEFANO BEDESCHI
Acquista il libro su DEL PIERO scritto da Stefano Bedeschi
Acquista il libro "Il pallone racconta" scritto da Stefano Bedeschi
Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI