Gli eroi in bianconero: Antonio BRUNA

di Stefano Bedeschi
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Comincia a giocare nelle file dell’Omegna, il suo paese di origine. Qualcuno lo vede all’opera e, presto, è invitato a indossare la maglia bianconera; tutto questo, avviene nel 1918, all’indomani della fine della Grande Guerra e alla ripresa dell’attività calcistica su scala nazionale. La Juventus, nella stagione 1919-20, si presenta con la fortissima coppia di terzini formata da Novo e da Bruna. Quest’ultimo, malgrado un’apparente fragilità, è atleta di provata solidità, scattante, tempista, irruente, eccellente colpitore di testa. L’intesa con Novo è perfetta, quasi meccanica. Convocato per il torneo calcistico delle Olimpiadi di Anversa del 1920, con lui andrà pure un giovanissimo Virginio Rosetta, che poi erediterà la maglia della Juventus. A causa delle sue precarie condizioni fisiche, Netu smette di giocare molto presto; nonostante questo, indossa per ben novantacinque volte la maglia bianconera, realizzando anche una rete.
«Frutto di quella fertilissima terra di calciatore che è il novarese – scrive il “Paese Sportivo” alla fine del 1919 – costituisce con Novo un saldissimo duo difensivo. Instancabile, mobilissimo, sa meravigliosamente piazzarsi e con un encomiabile spirito di sacrificio riesce spesso a sventare pericolose discese avversarie. Al suo attivo di ottimo giocatore, può vantare un magistrale gioco di testa».
Netu si trova in difficoltà ad allenarsi a causa dell’impegno lavorativo presso la Fiat, poiché il caporeparto non ha nessuna intenzione di concedergli permessi per il football e così, con coraggio, Sandro Zambelli si rivolge direttamente al fondatore dell’azienda Giovanni Agnelli, ottenendo il sospirato nulla-osta. «Ancora più contento, quando lo seppe, fu Antonio Bruna – racconta Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – per il forte terzino potersi finalmente allenare qualche pomeriggio, costituiva oltre ad un’incredibile agevolazione per lui e la squadra un significativo riconoscimento alla sua valentia di giocatore. Tenace, puntiglioso e preciso, abile nel colpo di testa, il bruno e ben modellato atleta novarese era una di quelle persone cosiddette belle. Non c’era patronessa juventina che resistesse alla tentazione di lasciarsi andare a compiaciute occhiate quando, alto e slanciato, il difensore prendeva a correre al Campo Juventus. Neppure il portiere-pittore Durante sembrava avere dubbi. Dato mano ai colori, l’aveva immortalato su di un manifesto di promozione juventina. Appare su tutti i muri di Torino, Antonio Bruna, svolazzante bianconero, fissato in una posizione di stile quasi perfetto, mentre colpisce il pallone col piede destro».
«Antonio Bruna, ex giocatore delia Nazionale e della Juventus – si legge su “Stampa Sera” del 27 dicembre 1976 – è morto sabato mattina all’ospedale Mauriziano causa un enfisema polmonare. Bruna, che era il più vecchio dei Nazionali viventi, aveva ottantuno anni. Dopo aver militato nelle file dell’Omegna, alla fine della prima Guerra Mondiale si trasferì alla Juventus e, successivamente, giocò cinque partite in maglia azzurra. Nel 1925 abbandonò l’attività calcistica e si trasferì a Parigi, dove divenne uno dei dirigenti più qualificati della Simca. Da poco tornato in Italia, Bruna frequentava assiduamente il Circolo della Juventus, in Galleria San Federico».

 


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