Gli eroi in bianconero: Michele PARAMATTI

di Stefano Bedeschi
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Nato a Salara in provincia di Rovigo, il 10 marzo del 1968, cresce nella Spal, con la quale fa il suo esordio in Serie C1, nella stagione 1986-87. Al termine di quel campionato, si trasferisce al Russi, in Interregionale, dove disputa due buone stagioni; ritorna in biancoazzurro nell’estate del 1989. La squadra ferrarese, intanto, è retrocessa in serie C2 ma, grazie anche alle ottime prestazioni di Michele, è promossa in Serie B, nel campionato 1992-93; nella serie cadetta c’è poca gloria per la Spal che retrocede immediatamente in C1. Paramatti, è acquistato dal Bologna, nell’estate 1995; la squadra felsinea è promossa nella massima serie e così, all’età di ventotto anni, Michele può esordire in Serie A, nella vittoriosa partita casalinga contro la Lazio.
Nella città delle Due Torri, Paramatti disputa degli ottimi campionati; i tifosi rossoblu intonano spesso il canto “gioca bene o gioca male, Paramatti in Nazionale”. È un terzino sinistro che sa difendere e attaccare e, all’occorrenza, può anche giocare sulla fascia destra. «Io sono nato come terzino sinistro e, certamente, sulla fascia do il meglio. Ma non ho problemi a giocare centrale oppure a centrocampo. Da ragazzo, nelle giovanili della Spal, ho fatto il centravanti ed è per questo che nelle aree di rigore avversarie so cavarmela bene». Nelle cinque stagioni in rossoblu, riesce anche a realizzare quattordici reti, quasi tutte di testa, grazie al suo perfetto tempismo.
Nell’estate del 2000 si trasferisce alla Juventus; lo vuole Ancelotti, che considera Michele un ottimo jolly difensivo, adatto a tutte le situazioni. I tifosi sono sconcertati; dopotutto Michele ha già trentadue anni, ma il mister bianconero è convinto di avere a disposizione una pedina importante per il suo scacchiere difensivo.
«Arrivare alla Juventus è il massimo della vita – spiega il giorno della presentazione – io sono cresciuto in una famiglia di juventini e non potevo non diventare bianconero. Il mio obiettivo, senza essere presuntuosi, è sempre stato quello di arrivare in una grande squadra. Certo, non sono più di primo pelo, ma essere diventato un giocatore della Juventus mi ripaga dei tantissimi sacrifici che ho fatto nella mia carriera. Se penso che ho giocato in Interregionale e, un’estate, mi sono persino allenato con la squadra dei calciatori disoccupati dell’Emilia-Romagna!»
Il primo anno è positivo per il buon Michele, che totalizza ventuno presenze, disimpegnandosi in tutti i ruoli difensivi; nella stagione successiva, ritorna Marcello Lippi e Paramatti ha la grandissima soddisfazione di poter giocare la Champions League. Saranno sei le presenze nella competizione europea, mentre in totale veste la maglia bianconera per ventiquattro volte. Michele può, quindi, fregiarsi della coccarda tricolore, vinta nel rocambolesco pomeriggio del 5 maggio 2002.
Termina qui l’avventura juventina di Paramatti; tornato al Bologna, chiude la carriera alla Reggiana, in Serie C2, nel campionato 2005-06.

 


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