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L'IMBOSCATA - Sarri e i bianconeri, dentro o fuori. Ma è una Signora con la bronchite. Il tecnico balla tra riconferma ed esonero. A Torino gira un timore. Klopp, Guardiola e una Juventus "diversa"

di Andrea Bosco
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Dentro o fuori. La strada della Juventus (e quella di Maurizio Sarri) non prevede ritorno. E' il “confine“: quello che fa accedere alla Champions  che conta. Là dove duelleranno le prime otto del continente. Là dove girano i “soldi“ veri. Che mai come in questa stagione alla Juventus, “servono”. Sarri dovrà considerare questa “frontiera“  alla maniera di Turner, lo storico statunitense che in famoso saggio per giustificare l'invasione dei pionieri da Est verso Ovest, verso le terre libere abitate dai pellerossa e dai bisonti, capovolse in modo nazionalistico il concetto di frontiera.  Non già di barriera che impediva di “entrare”. Ma linea di confine che  invitava ad entrare. La frontiera calcistica è ben custodita: ogni club ambisce alla finale ad otto, in programma, quest'anno- causa Covid- a Lisbona. Appuntamento al quale Cristiano Ronaldo, portoghese isolano, per niente al mondo vorrà mancare.

In una stagione complicata dal virus,  la Juventus si è trovata di fronte, alla variabile del cambiamento tecnico in panchina. Una evidente crisi di rigetto che la squadra ha avuto nei confronti delle idee dell'allenatore. Qualcuno sostiene, anche all'interno del club. Ma qui le responsabilità di Sarri appaiono relative: era noto il profilo del tecnico. Era noto il profilo dell'uomo. Se ti chiami “Roma“ (intesa come potenza politica) e invece di affidarti a Quinto Fabio Massimo, decidi di dare le insegne del comando ad Annibale (che tra l'altro aveva varcato le Alpi con i suoi elefanti con l'intento di “distruggerti“) fai un grande azzardo. Insomma colpa anche, se non soprattutto, del “Senato“ bianconero . 

I “secondi“ sono usciti dal ring. Si combatterà per la vittoria. E per proseguire nell'avventura. Poi si tireranno le somme. Il destino di Sarri sembra “ballare“  tra una riconferma in caso di (almeno)  semifinale grazie al credito di uno scudetto vinto per la nona volta di seguito. Ed un esonero, persino in caso di vittoria a Lisbona. Non c'è da stupirsi: Sarri è un uomo che divide. O bianco o nero. Il problema è che nella contrada dove ha deciso di lavorare si indossa il bianconero. Distinto e a righe verticali. Ma la mescola, vale la pena di rammentarlo, si presenta “grigia“ . Si vince o si perde senza eccessi. Mai si deve “sbracare“: la ragione sociale non lo prevede .

Madama arriva all'appuntamento con il Lione con una bronchite. Ha perso (dopo aver vinto il nono di fila) le ultime due di campionato, dopo verosimilmente aver staccato la spina. Arriva con il dubbio  Dybala, il suo impiego e la sua eventuale autonomia in partita. Ma soprattutto ci arriva con il macigno di quei 43 gol subiti in campionato e con le incrostazioni di un gioco mai decollato e dalla gara contro il Milan al Meazza in poi, traballante.

Ma non ci sono alternative: la Juve dovrà giocare per vincere. Magari persino facendo orecchie da mercante agli appunti di Sarri. Ronaldo dovrà dimenticare che proprio il Lione lo eliminò a sorpresa quando vestiva la casacca del Real Madrid. La Juve dovrà dimenticare le sue ansie difensive. Il centrocampo dovrà difendere. Gli attaccanti dovranno rincorrere gli avversari. Il Lione parte dal vantaggio di una rete. La Juventus dovrà segnarne due e non dovrà subirne.

A Torino gira un timore comprensibile. Quello di dover uscire contro i francesi  e di vedere le rivali italiane Atalanta e Napoli, magari continuare nella road to Lisbona dopo aver eliminato avversari di un lignaggio decisamente superiore. Juventus-Lione: senza pubblico, ma con il cuore di milioni di tifosi bianconeri fuori dall'Allianz. Strada senza ritorno. Lo sanno i giocatori, lo sa Sarri, lo sanno i dirigenti. Lo sanno anche quelli che dicono e scrivono che “a Sarri si deve concedere - comunque vada - almeno un'altra stagione“. Facile, visto che non presiedono e non pagano “loro“. Forse hanno persino ragione. Troppo travagliata questa stagione per dare su Sarri un giudizio “esatto“. Non ce l'hanno la ragione, viceversa, quanti fanno gli esempi di Klopp e Guardiola. Al Liverpool e al City si può attendere, si può “concedere“. Alla Juventus no: è una società diversa. Non “migliore“, solo diversa. Da risultare per molti aspetti “unica“. Pensare di cambiare la Juventus è assurdo. E' la Juve che ti “cambia“. O cambi, oppure, inevitabilmente, devi svuotare l'armadietto.

Specie se sei “ maledettamente testardo “. Anche se sei “una brava persona“. E' la Juventus, bellezza. E per dirla con il vecchio Bogart . “ E tu non ci puoi fare niente . Niente!“

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