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Pirlo-Conte tra passato e presente. Fantasia opposta all'integralismo. Leader contro capo

di Quintiliano Giampietro
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Se dovessimo prendere in esame i rispettivi curricula non ci sarebbe partita. L'esordiente assoluto non avrebbe scampo contro uno dei top coach. Pirlo contro Conte però è molto di più. Un intreccio tra ricordi del passato e ambizioni del presente. Entrambi ex centrocampisti bianconeri, il destino ha voluto che uno diventasse allenatore dell'altro. Tra i più forti registi dell'era moderna, Andrea ha fatto la fortuna di Antonio e di tutto l'universo zebrato, deliziando tutti gli amanti del calcio. L'ex ct ha lasciato Madama nel modo peggiore, andando via a pochi giorni dall'inizio del ritiro per attriti con la dirigenza, gesto mai digerito dai tifosi. Ancora ignari di ciò che sarebbe avvenuto qualche anno più tardi. Conte è approdato in Nazionale, poi al Chelsea, prima di sedersi sulla panchina dell'Inter. Da ex capitano juventino e simbolo della rinascita post-Calciopoli, a tecnico della nemica di sempre: per il popolo bianconero un tradimento imperdonabile. Questa è la storia.

L'attualità racconta che domenica i due si troveranno per la prima difronte da allenatori. Pirlo ha più volte detto che Conte è uno dei tecnici cui s'ispira, ma in realtà i due hanno un'idea di calcio agli antipodi. L'allenatore salentino resta fedele al 3-5-2 rigido, senza variazioni, a prescindere dal tipo di gara e dalle caratteristiche dell'avversario. Il fallimento su Eriksen ne è la certificazione. Niente trequartista, ma centrocampo rigorosamente lineare, alimentato più dai muscoli e dal furore agonistico che dalla tecnica. Senza intensità diventa difficile portare a casa il risultato. Pirlo invece difende a 4, ma imposta a 3. Per il resto elasticita' nei movimenti dei giocatori. L'esempio più evidente è il doppio ruolo di centrocampista e trequartista, per il quale si alternano Ramsey, McKennie. A volte ad accentrarsi è Chiesa. Il cosiddetto calcio liquido, per principi e non per moduli, in cui il singolo quasi sempre prevale rispetto ad uno schema tattico inflessibile.  

La gestione del gruppo e il modo di comunicare sono altri due aspetti che differenziano palesemente i due allenatori. Conte è simile al capo di un esercito pronto ad andare in guerra e chi non rispetta le consegne spesso viene punito. Il classico sergente di ferro. Dalla panchina l'ex ct si agita, sbraita contro i suoi e attacca l'arbitro quando non condivide una sua decisione. Davanti ai microfoni poi, il tecnico nerazzurro mostra evidenti limiti di tenuta emotiva quando gli viene rivolta una domanda "scomoda". Lui pare avercela con il mondo intero e in questo senso ricalca il "rumore dei nemici" di mourinhana memoria. Pirlo è esattamente l'opposto. Aperto al dialogo con i suoi ragazzi, non alza mai la voce durante le partite e sceglie la via della diplomazia. Tutti i suoi calciatori sottolineano l'ottimo feeling con il tecnico, praticamente un leader carismatico. Il Maestro utilizza il basso profilo anche con la stampa. Mai una replica fuori posto e niente alibi per una partita andata male. Pirlo sembra che esorcizzi la pressione con la calma. La stessa che inevitabilmente ci sarà domenica per il faccia a faccia di San Siro. Un esame per valutare le reali ambizioni scudetto della sua Juve.

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