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LEONI PER...AGNELLI – Una serata all'insegna del 3 ma non della perfezione. La lavagna dei buoni e dei cattivi premia i bianconeri, ma ci sono ancora tante ombre. Ma è ripartito il boeing...

di Redazione TuttoJuve
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LEONI PER...AGNELLI – Una serata all'insegna del 3 ma non della perfezione. La lavagna dei buoni e dei cattivi premia i bianconeri, ma ci sono ancora tante ombre. Ma è ripartito il boeing...

Tre punti, tre gol, terzo posto. Nonostante 3 sia il numero perfetto, però, quella vista contro il Crotone non è stata una Juventus perfetta. Ma non importava che lo fosse, non stasera almeno. Stasera serviva vincere, possibilmente senza soffrire e ritrovando un po' Ronaldo e un po' se stessa. La missione, in parte, è compiuta.

Immaginiamo una lavagna, con una riga in verticale, a sinistra i buoni e le cose buone; a destra i cattivi e le cose cattive.

Tra i buoni c'è sicuramente Federico Chiesa, le cui prestazioni sia dal punto qualitativo e che quantitativo spiegano il perché la Juventus lo abbia cercato tanto e con così grande insistenza, e perché, davanti alla formula vantaggiosa di cessione, Paratici proprio non poteva tirarsi indietro. Chiesa ha avuto il merito di essersi calato con grande umiltà nella realtà bianconera, di averla capita, assimilata e di saperla interpretare con il giusto impegno e rispetto. Questa sera, diversamente da altre partite, non è arrivato né il gol né l'assist, ma è stato il lato forte della Juventus. Il moto perpetuo che serviva, che icoraggia, che rompe gli schemi e offre possibilità. Tutt'altra storia, sia nell'impatto che nella crescita, rispetto all'altro Federico di provenienza fiorentina; Bernardeschi, fatta eccezione per due o tre occasioni, non ha mai indossato nel modo giusto la maglia bianconera, non intuendone il peso e la necessità di impegno. Non sudandosela con rispetto ma credendo di averla sin da subito meritata. Errore enorme che ha pagato e continuerà a pagare.

Sul lato sinistro, quello dei buoni, ci finisce anche Danilo. Costante punto di riferimento per Andrea Pirlo, duttile, attento, diligente, applicato. Lui si che ha capito l'importanza della maglia bianconera, lui si che ha fatto entrare dentro di se l'anima battagliera di un club che gli chiede soltanto una cosa, ma molto importante: vincere. Provarci sempre e con tutte le forze. Chiude i varchi in difesa e quando può sale a dare una mano in fase di construzione, e in una squadra che fatica a costruire per l'immobilismo diffuso (di cui parleremo per il lato destro della lavagna), sale a duettare persino con Ronaldo prima di offrire a Ramsey un assist al bacio sprecato come peggio non si poteva.

Ecco, il gallese finisce sul lato destro della lavagna. Quello dei cattivi. Sin dai primi minuti, nel grigiore generale di una prestazione confusa e confusionaria, Ramsey colora con la matita grigia tutte le tracce che passano attorno a lui, sbagliando appoggi, chiusure, scivolando, commettendo falli inutili, rimediando ammonizioni evitabili e divorandosi occasioni importanti. La conclusione sbilenca sull'assist di Danilo è da brividi, la traversa di testa toglie una possibilità al meglio piazzato Sandro, si salva soltanto nell'assist per il primo gol di Ronaldo, rete in cui Cr7 fa tutto da solo. Ma questo guizzo non sortisce l'effetto di svegliare il gallese che, anzi, nel tentativo di fare ordine, genera caos e porta McKennie spesso fuori strada. Il re degli inserimenti made in Usa, infatti, trova il gol solo su azione d'angolo, unico momento in cui riesce ad inserirsi in area di rigore avversaria. Il maghetto non è ancora da mettere nella lista dei buoni, però, ma non tanto per colpa sua, bensì perché la sua condizione fisica non glielo permette.

Sulla sinistra, dalla parte dei buoni, in testa a tutti, ci finisce CR7. Che, dopo tre gare a secco, risale sul boeing e firma una doppietta di testa, due gol che sembrano semplici semplici, ma che lo sarebbero soltanto alla play station, ma che per tradurli sul campo devi fare un capolavoro di tempistica e movimenti, una scelta di secondi che rende il colpo di testa in sé la parte più semplice. Il primo sfidando la tecnologia del fuorigioco, finita in tilt per 3 minuti. Il secondo con un terzo tempo da cestista puro. Fenomenale.

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