Ramsey c’è: dove gioca e a che prezzo? Il caso Dybala rientrato solo a metà, tornano gli scudieri di Allegri

di Ivan Cardia
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Aaron Ramsey dall’estate sarà un calciatore della Juventus. Da poche ore è anche ufficiale, anche se la notizia era risaputa ormai da tempo. Come per ogni affare, ci sono i pro e i contro da soppesare. Prima i lati positivi: parliamo di un centrocampista tra i migliori a livello mondiale, con esperienza internazionale e la capacità di ricoprire diverse ruoli nel centrocampo a tre che al momento pare il marchio di fabbrica bianconero. Il rendimento dei vari “parametri zero” arrivati a Torino negli ultimi anni, inoltre, è da incorniciare: Pirlo e Pogba, Khedira e Llorente. Aspettando Emre Can. In buona sostanza, l’ennesimo messaggio della Vecchia Signora al resto d’Europa: si muove prima degli altri e spesso meglio.

Ora, le perplessità, non poche. La prima riguarda la tenuta fisica di Ramsey: non proprio il giocatore più solido e costante del pianeta. Nelle ultime due annate ha superato per il rotto della cuffia le 30 presenze stagionali. Per capirsi, Pjanic e Matuidi hanno viaggiato attorno ai 50 gettoni, lo stesso Khedira è andato comunque oltre i 40. La Serie A può essere meno stressante a livello fisico della Premier League e questo è un dato da considerare, ma i numeri non parlano di grande continuità e solidità.

Ancora, la posizione in campo: duttile è duttile. Ma se arriva Ramsey qualcun altro dovrà partire, non prendiamoci in giro: nessuna squadra al mondo, tanto più se con un apporto dalle proprie giovanili praticamente nullo in lista Champions, ha in rosa sei centrocampisti di altissimo livello per occupare tre posizioni. Chi sarà il prescelto? Logico pensare a Khedira, di cui parleremo ancora, per i dubbi analoghi sulla tenuta fisica. Ma le voci di mercato su Pjanic torneranno a farsi sentire. Andiamo avanti: il costo dell’operazione. Le commissioni (il comunicato della Juve parla di 3,7 milioni di euro di oneri accessori) sono più contenute rispetto ai dieci milioni che qualcuno si attendeva. L’ingaggio, però, dovrebbe superare i 7 milioni di euro all’anno: più di Dybala, al momento il secondo giocatore più pagato dalla società bianconera.

È il rovescio della medaglia dei grandi colpi a parametro zero: il futuro svincolato di lusso ha il coltello dalla parte del manico e una posizione privilegiata nella trattativa. Nulla di eccezionale e stiamo parlando di un ingaggio in linea con il valore di Ramsey a livello internazionale. Non in un ecosistema come lo spogliatoio della Juve: da Dybala in giù, nessuno ha mugugnato apertamente per l’arrivo di Cristiano Ronaldo. Il portoghese dà lustro all’intera rosa, è stato un affare ai limiti dell’immaginabile, guadagna cifre ben lontane da quelle dei suoi compagni, che hanno accettato l’arrivo di un fuoriclasse in tutti i sensi, anche nel conto in banca. Logico però che un giocatore con lo stipendio di Ramsey, ottimo giocatore ma di levatura non superiore a CR7 e neanche a diversi elementi della rosa a disposizione di Allegri, possa scombinare gli equilibri. Logico, di conseguenza, aspettarsi che più di uno vada a bussare alla porta della dirigenza per un aumento o un mal di pancia di altro genere.

Tra gli indiziati, ovvio, al primo posto c’è Paulo Dybala. Senza addentrarsi oltre in quel che sarà, torniamo a quel che c’è. L’esultanza con la mask di Ronaldo è stata un bel gesto, ma ha anche certificato che un problema Dybala esiste, come la doccia anticipata contro il Parma aveva fatto presagire. A dispetto dei volemose bene, del portoghese, dell’argentino e in fin dei conti dello stesso Allegri, l’astinenza da gol della Joya pare preoccupare anzitutto lui. Un peccato: perché la Juve, l’abbiamo scritto tante volte, gioca meglio quando il 10 è in campo, anche se non segna. Anche se spesso non ha una posizione definita in campo: al momento, Dybala non è un titolare fisso e questo è un paradosso, per quel che può dare. È un caso rientrato forse nel rapporto con Ronaldo e con la squadra. Ma la questione di dove Dybala debba giocare, quanti gol debba portare in dote e (aggiungiamo per il futuro) quale sia il suo posto nelle gerarchie bianconere è ancora aperta.

Tanto più che Dybala diventa ancora meno necessario, alla Juve e a Ronaldo, quando torna Mario Mandzukic. L’anno scorso, di questi tempi, il croato era oggetto di diverse critiche: non salta l’uomo, non è veloce, non è il giocatore che serve alla Juve in quel ruolo. Fortuna che Allegri delle critiche si disinteressa e a Mandzukic, quando può, non rinuncia. Al netto del quasi comico errore contro i ducali, Mario è indispensabile al tecnico livornese e alla sua Juve, non soltanto per quello che dà in termini di carisma e grinta, ma anche a livello tattico. Come lui, Sami Khedira, l’altro scudiero di Allegri: il suo ritorno a pieno ritmo può essere l’arma in più della Juve. Bentancur è cresciuto tanto, ma non è ancora ai livelli del tedesco: quando è in forma, stiamo parlando di un serio candidato al ruolo di miglior centrocampista della Serie A. Copre, distrugge, cuce e segna come pochi altro fanno, nella Juve e non solo. Ha fatto le cose con calma, ora è tornato a prendersi un posto al sole. Basta che funzioni, diceva qualcuno.


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