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Lo strano blitz a Barcellona. Lotta per rimanere, tutti amano Khedira. Juve, quanto ti costano gli esuberi

di Ivan Cardia
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Spirano venti dalla Spagna. La Juve tenta Neymar, la Juve sonda Luis Suarez. Suggestioni di fine mercato, in un’estate che è iniziata con il tormentone legato a Guardiola, la fake news più inspiegabile degli ultimi anni, che potrebbe chiudersi con altri pacchi di fumo venduto. Però alle suggestioni la porta l’abbiamo lasciata sempre aperta, perché dopo Cristiano Ronaldo vige una sola regola: nulla è impossibile. Ufficiosamente, Fabio Paratici è volato in Catalogna per Juan Miranda. Contestualizziamo: un blitz a Barcellona, per un terzino 19enne con zero presenze nella Liga, conteso all’Olympique Marsiglia. Con due settimane di tempo per risolvere tre-quattro grane e magari chiudere l’estate con un colpo in entrata. Non abbiamo elementi concreti per dire che non sia così, ma ci concederete il dubbio di pensare che sotto vi sia altro. Perché Miranda sarà fortissimo, piacerà a Paratici, sarà un’occasione da cogliere: tutto vero. Ma, per dirne una, se la necessità fosse stata quella di un giovane terzino sinistro, tanto valeva tenere Luca Pellegrini a Torino.

Il dubbio c’è, il viaggio a Barcellona apre la strada a dietrologie. Quali? È il caso di fare mea culpa: non ci sono risposte, per ora. Nel caso ve le racconteremo, proveremo a dirvi cosa farà la Juve, anche se da un paio di settimane a questa parte non è chiaro dove punti la bussola. Nel frattempo, possiamo porre delle domande, valutare le ipotesi. L’ultimo nome, clamoroso, è quello di Suarez: avrebbe un senso perché il Barcellona, se vorrà far posto a Neymar, qualcuno dovrà pure cederlo. Griezmann ovviamente no, Messi non ne parliamo (per quanto anche lui sia finito nel calderone di notizie legate alla Juve), Suarez è la soluzione più logica. Per la Juve, forse un po’ meno. Il valore dell’uruguaiano non si discute: anche chi si gode CR7 non può fare lo schizzinoso con uno dei 2-3 fenomeni più sottovalutati del calcio mondiale. Però la carta d’identità recita pur sempre 33 anni a gennaio, l’ingaggio non sarà quello stellare e infattibile di Neymar ma resta in ogni caso un macigno non da poco. E sul futuro s’investirebbe zero. Per essere chiari, e citare l’attaccante più chiacchierato d’Italia: Suarez è ovviamente più forte di Icardi, a oggi. Però Icardi garantisce 7-8 anni ad altissimi livelli, il Pistolero può arrivare a 1-2. I conti fateli voi.


A Torino intanto infiamma la lotta per rimanere alla Juventus. È quella che porta avanti da quando è tornato Gonzalo Higuain: a piccoli passi, la sta vincendo. Oggi la permanenza del Pipita è molto più probabile di quanto non fosse un mese fa. Un po’ per mancanza di acquirenti, un po’ perché l’argentino non si è mai nascosto: voleva riprendersi la Juve, in un modo o nell’altro vi sta riuscendo. Inizia il countdown: -13 per capire se ce la farà. È una lotta che Sami Khedira pare aver vinto. E qui le considerazioni sono molteplici: del tedesco chi scrive ha una considerazione pressoché illimitata. Quando sta bene è ancora uno dei 2-3 migliori centrocampisti della Serie A. Quando sta bene, però. Due mesi fa non avremmo scommesso un euro sulla sua permanenza. Ha vinto lui, e viene da chiedersi cosa faccia agli allenatori: da lontano nessuno impazzisce. Poi lo vedono e lo vogliono, lo tengono, ci puntano. Anche Sarri. L’altra considerazione, e ripetiamo quanto scritto nelle puntate precedenti: bene la stima, l’amore, l’affetto. Bene la voglia del giocatore. Però, se la Juve aveva deciso di privarsene, e avesse cambiato idea solo per una questione di domanda (scarsa), sarebbe un piccolo autogol nella strategia che ha contraddistinto gli ultimi otto anni e che contraddistingue più in generale i grandi club: tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Che tutti vogliano rimanere alla Juve è un bene. Se la Juve dovesse trattenere tutti per non fare torti a nessuno, o perché non riesce a fare ciò che vorrebbe, sarebbe un problema.

Su Paulo Dybala apriamo un capitolo a parte. Qui stiamo parlando di uno di quei giocatori che spiegano perché amiamo il calcio. In due-tre tocchi al massimo. Dell’idea romantica legata al numero 10 potete leggere l’editoriale di una settimana fa, del fatto che lui voglia rimanere e la Juve sia più scettica potete leggere ovunque. Il suo destino si lega a quello dei grandi attaccanti di cui sopra: può andare al PSG se partirà Neymar, può andare all’Inter in uno scambio con Icardi. A oggi, difficile puntare sulla sua permanenza a Torino, che pure sarebbe auspicabile perché il giocatore da 180 milioni di euro (e non 70) è ancora lì dentro da qualche parte. Se il biglietto fosse per Parigi, sarebbe un arrivederci un po’ malinconico ma senza retrogusto amaro: potevamo darci di più, ma ci siamo voluti bene lo stesso. Se Dybala finisse all’Inter per Icardi sarebbe una piccola sconfitta per la Juve. Sono scenari che si definiranno nei prossimi giorni: a ora il Napoli resta una destinazione più plausibile di quanto non sembri, per Maurito, ma entro 48 ore De Laurentiis e Giuntoli vogliono una risposta. Altrimenti, Inter o Juve. Dello scambio abbiamo già scritto di recente: la Juve abbasserebbe il prezzo di un giocatore che ha fatto meno bene rispetto alle attese, ma pur sempre bene, per prenderne uno che da febbraio in poi è stato sfiduciato e di fatto estromesso dal campo. Alla pari, un disastro, anche se il bilancio sorriderebbe e questo fa pensare che in fin dei conti non sia uno scenario così lontano dal potersi verificare. Il riassunto della questione? L’Inter risolverebbe un problema (Icardi) e si troverebbe un attacco da sogno (Lukaku, Dybala, Sanchez, Lautaro); la Juve non aveva nessun problema da risolvere, e in rosa perderebbe l’unico giocatore diverso, nel senso più nobile del termine. Arrivato come centravanti, ceduto perché da trequartista non ha fatto gli stessi gol: roba da strapparsi i capelli, ad avercene.

Chiudiamo con il tema degli esuberi. Che Paratici rifiuta di chiamare così; ma se sembra un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra. La Juve ne ha ancora 3 o 4, anche senza contare Perin o Pjaca che il loro stipendio (giustamente) lo percepiscono comunque. Non è una sottigliezza per appassionati di regole: tenere giocatori fuori dalla lista, nello specifico lista Champions, costa. Non è la fine del mondo, è già successo in passato e nessuno si è fatto male. Ma, per quanto il termine esuberi possa suonare antipatico, tenere giocatori che non puoi schierare vuol dire avere dei costi che potresti investire altrove. O almeno risparmiare. Facciamo i conti in tasca: tra Rugani, Matuidi e Mandzukic si arriva a 21 milioni lordi di ingaggi stagionali. È lo stipendio di un top player. Magari non Neymar, ma Suarez sì. Per fare un esempio. E siamo fermi a tre giocatori: rosa alla mano, per un innesto servirebbe una quarta cessione: s’arriva a 30 milioni lordi annui. Pogba costerebbe di meno. Altro esempio, fermiamoci qui. È un ragionamento semplicistico, perché l’arrivo di un grande giocatore porterebbe nell’equazione altre variabili, dal costo dell’operazione agli equilibri di spogliatoio. Ma con quattro cessioni arriviamo a cifre da stella internazionale. Soldi che, male che vada, si potrebbero comunque risparmiare, e con un monte ingaggi che impatta in maniera così pesante sul fatturato non sarebbe neanche una brutta idea. Ecco perché possiamo anche non chiamarli “esuberi”, ma il mercato delle entrate, che un fuoco d’artificio da qui al 2 settembre lo regalerà, dipende in questa fase anzitutto dalle uscite. Più complicate del previsto, per quanto visto finora.


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