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L'IMBOSCATA - Juventus sconfortante e preoccupata, non sa più vincere. Si salvano in pochi. Quello che Sarri sembra non capire (studi una mossa). Il paragone con Allegri e il post-cena con Agnelli

di Andrea Bosco
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Juventus che non sa più vincere: neppure in superiorità numerica per 25 minuti. Con ruvida onestà: la squadra di Pioli ha giocato meglio.

 Juventus sconfortante nel gioco: un mare di errori in fase di palleggio. Anche senza la pressione dei giocatori del Milan. Juventus che non è più la squadra di Allegri e che non è (e forse mai sarà) la squadra di Sarri.

 Juventus preoccupata, come testimoniano le parole di Bonucci a fine gara. Una Juventus che forse ha perso certezze dopo l'imbarazzante gara di Napoli. Juventus incapace di andare in gol, aggrappata alle giocate e alle reti Cristiano Ronaldo. Al Meazza  "salvabili” Dybala (il migliore), Cuadrado, De Ligt e Bentancur.

Buffon, benché non impeccabile sulla rete di Rebic, ha parato tutto il resto. Sugli altri meglio soprassedere.

Da salvare anche il risultato, agguantato in extremis grazie ad un rigore, ancora una volta procurato e trasformato da Ronaldo: troppo poco. Anche se il pareggio e la marea di gialli accumulati dal Milan (alcuni giocatori non saranno della partita) mettono la gara di ritorno in discesa. Sulla carta: perché oggi questa Juventus, quella vista a Napoli e a Verona mette il mal di testa.

Soluzioni? Se conosco Sarri, mai si acconcerà ad abiurare ponendosi con un 3-5-2 che protegga la difesa e faccia trovare equilibrio alla squadra con un centrocampo a cinque. Ovviamente il 3-5-2 sarebbe propedeutico ad un pressing non altissimo e al contropiede: questa “bestemmia“ che la “filosofia” di Sarri non prevede. Ha da passà a nuttata, dicono a Napoli. La “notte“ della Juventus potrebbe essere lunga. E il “tempo“, così spesso invocato da Sarri non c'è. Incombe il Lione e incombe la cruciale gara dell'Allianz contro l'Inter. Sempre altri clienti non si rivelino impensabili (fino ad ieri) K2 . Tempus fugit. Che abbia studiato o meno, Sarri il latino, questa è facile da capire.

Pare che nella cena con Sarri rivelata da “La Stampa“,  Agnelli dopo i saluti di rito abbia celiato: “Dal di fuori sembrava più facile, vero?“. Non è dato sapere cosa abbia risposto l'allenatore. Certamente aveva esternato il suo pensiero a qualche amico, mesi or sono, dopo il pari di Lecce: “Qui per un pareggio succede un terremoto“ .

Ho riserve sul modo di Sarri di concepire il calcio. Provo, tuttavia, per lui simpatia: lo intuisco impacciato su un suolo alieno.

Ho letto  millanta paragoni tra l'ultima stagione di Allegri e quella di Sarri.

Allegri si è formato in una realtà operaia.  Il talento gli ha permesso di conoscere il calcio ad alti livelli. Ne ha compreso presto le ambiguità, le ipocrisie, i rituali . Ma con intelligenza si è “disposto” al sistema. Senza avere la pretesa di “insegnare” alcun verbo . Con un pragmatismo prossimo al cinismo. Sarri viene dal mondo delle banche: ci ha lavorato quando essere un bancario significava fare un mestiere che ispirava fiducia. E' arrivato al calcio tardi e per passione. Sarri è un  teorico: ma il calcio è scienza inesatta. Anche Sarri come Allegri ha cominciato ad allenare dalla gavetta. Con una differenza: Allegri sul campo c'è stato da protagonista. Conosce le malizie, le pigrizie, le presunzioni dei giocatori. Sarri come calciatore non ha lasciato traccia. La sua esperienza l'ha maturata in panchina .

La Juventus ha preso Sarri nell'intento di migliorare il gioco. Mettendo sotto contratto il tecnico senza, forse, aver approfondito l'uomo. Che accanto alle sue convinzioni calcistiche (giuste o sbagliate che siano) possiede un candore che lo rende facile bersaglio. La polemica scatenata da Poste Italiane, per una sua battuta, ha del surreale. Ma è il prezzo da pagare se sei l'allenatore della Juventus.

Quello che Sarri sembra non capire è che la Juventus non è parte del sistema. La Juventus “è il sistema“ . E in quanto tale, costantemente “ attenzionata “, come direbbero alla Benemerita . 

Non so come come finirà l'avventura di Maurizio Sarri: dipenderà dai risultati. Li otterrà se comprenderà che la Juventus non va allenata: va gestita.

Il “finale di partita“ mi intriga .

 Ha scritto Francesco Guicciardini che “le deliberazioni lente sono nocive“. Ma aggiungeva che benché “la tardità che procede da irrisoluzione  sia sempre dannabile, quando deliberatamente avviene, può essere laudabile“ .

 Andrea Agnelli è un manager capace: ha il dovere di tutelare i suoi investimenti. Sarri ( che non credo arrischi di essere sollevato dall'incarico) quello di non fallire.

Pur non firmata da Samuel Beckett, la partita è a scacchi.

 Modesto consiglio a Maurizio Sarri: studi la “mossa del cavallo“ .

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