Gli eroi in bianconero: Humberto ROSA

di Stefano Bedeschi
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Il 1961 è per la Juventus anno chiave, determinante nel bene come nel male – racconta Gianni Giacone – è l’anno dello scudetto numero dodici, strappato in un finale entusiasmante all’Inter di Herrera; ma è anche l’anno che chiude un ciclo di successi e di un’era. Capitan Boniperti lascia la squadra nel momento del trionfo, alla maniera dei grandi del passato e una parte di Juventus finisce con lui. È la Juventus grandissima e invidiatissima degli anni Cinquanta, sempre protagonista e, spesso, scudettata ora grazie alle prodezze degli Hansen e di Præst, ora con i tunnel di Sivori e le capocciate di Charles, il gallese. Di queste due realtà bianconere Boniperti è ideale tratto di unione, oltre che denominatore comune; qualcuno si illude che la mancanza di Boniperti significhi qualcosa soltanto sul piano psicologico; ma i fatti, incontestabilmente, dicono il contrario.
Dal Padova arriva Humberto Rosa, la mezzala rivelazione dei biancoscudati che, guidati da Nereo Rocco, sono arrivati sesti nel torneo precedente. Rosa ha esperienza e a ventinove anni garantisce sufficiente maturità tattica. Chiaramente, certi paragoni con Boniperti sono assolutamente fuori luogo. Il campionato che va a cominciare dice che la Juventus è cambiata parecchio, in peggio purtroppo, e che un altro Boniperti che sovraneggi a centrocampo e faccia pure goal non lo si trova. Rosa è un centrocampista vecchio stampo, che sa adeguarsi al gioco moderno meglio di tanti suoi colleghi di generazione e di scuola. La finezza e l’intuizione geniale vanno bene, ma solo quando non sono a scapito della sveltezza di manovra. Rosa, nel Padova, dirigeva il gioco e al tempo stesso rincorreva l’avversario; ma un conto è lavorare in una squadra dalle pretese necessariamente contenute, come quella biancoscudata e un conto è inserirsi nella formazione Campione d’Italia, che si accinge ad affrontare la Coppa dei Campioni.
Infatti, Rosa non trova la posizione, corricchia spaesato, la squadra sente un gran vuoto a centrocampo, dove il solo Leoncini da una mano e le cinque punte non legano come in passato, anche se sono gli stessi uomini del campionato precedente. Così non può andare e allora fuori Rosa, sin dalla prima domenica di campionato, e dentro Nicolè: peggio ancora, la squadra si ritrova subito a lottare sul fondo della classifica e alla seconda giornata, a Padova, Rosa in tribuna vede gli ex-compagni sconfiggere, al di là del punteggio (2-1), i frastornati bianconeri. E non si tratta, purtroppo, di un fatto isolato; la squadra ha carenze in ogni reparto, anche la difesa stenta, due colossi come Cervato e Colombo non si sostituiscono facilmente.
A novembre viene l’ora di riprovare Rosa, rientro atteso e meditato da Parola, anche se determinato dall’assenza forzata di Sivori, squalificato. Si gioca, a Palermo, contro i rosanero di Carletto Mattrel, di Burgnich, e dell’oscuro Metin (uno dei due turchi del campionato, l’altro è il viola Bartit); Rosa interpreta con coscienza e senso tattico il ruolo affidatogli, anche se manca della necessaria personalità per comandare il gioco. Al suo fianco, dimostra di saperci fare un giovanotto del vivaio, già resosi utile l’anno prima, Mazzia; con il rientro di Sivori resta solamente un posto libero in squadra e il sacrificato deve appunto uscire dalla coppia Rosa-Mazzia. Si tratta, chiaramente, di un antagonismo relativo; con gli incidenti in serie che costellano il cammino della Juventus in quel torneo infausto, c’è spesso posto per entrambi. L’ex-patavino riesce anche a portarsi in zona goal e si scopre cannoniere quindici giorni dopo l’esordio palermitano, addirittura a San Siro contro il Milan. Proprio in quella partita naufraga come uomo di raccordo, coinvolto nella giornataccia dei suoi compagni che beccano quattro goal da Altafini e una da Rivera, già bambino prodigio.
Il torneo è oramai giunto a più di un terzo del suo cammino e promette alla Juventus nient’altro che amarezze e delusioni; resta la Coppa dei Campioni e almeno qui le cose vanno decisamente meglio, sia per la Juventus sia per Rosa. Fa vedere le cose migliori proprio nei primi due turni della manifestazione continentale, contro i greci del Panathinaikos e gli jugoslavi del Partizan. Soprattutto contro questi ultimi, negli ottavi di finale, Rosa disputa due ottimi incontri, firmando anche una delle cinque reti inflitte agli jugoslavi a Torino. Nel turno successivo, che sarà fatale ai bianconeri contro il Real Madrid, Rosa non è utilizzato.
Sullo slancio delle prove fornite in Coppa, l’argentino si fa talvolta notare anche in campionato: è il caso della partita di Genova, contro la Sampdoria, in cui Rosa è tra i migliori in campo e propizia due delle tre reti del successo. O del significativo pareggio contro la Roma allo stadio Olimpico (3-3), con Rosa ancora a segno. Sono gli ultimi sprazzi di un torneo cominciato male e finito peggio; è scontato che molte cose cambino nel campionato successivo e, tra quelli che fanno le valigie, c’è anche Rosa. Finisce al Napoli, dove cercherà con alterna fortuna momenti migliori.

 


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