Gli eroi in bianconero: Bruno MORA

di Stefano Bedeschi
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Un fior di campione che alla Juventus – racconta Gianni Giacone – nei due anni in cui ci è stato, ha dato sempre ottime prove di sé e che è stato ceduto esclusivamente per ragioni tecniche. Vale a dire serviva il grosso nome in difesa e per questa si sacrificò il grosso nome dell’attacco; arrivò in cambio Salvadore, mica l’ultimo pivello, come dire che la Juventus non ci perse proprio nulla, anzi. Ma è necessario tornare indietro, per spiegare la storia di Mora. Novembre 1959, Bruno ha ventidue anni e gioca in blucerchiato, ma è già un sorvegliato speciale dagli osservatori delle grandi. Un grandissimo inizio di campionato gli vale il posto in Nazionale: Italia-Ungheria, a Firenze, 1-1, è una passerella di juventini e di futuri juventini. Già, perché di fronte ad un simile campione, la società bianconera decide immediatamente di passare all’offensiva per assicurarselo, nonostante la concorrenza sia numerosa e agguerrita. Così l’anno dopo, Mora è già della Juventus, anche se per vederlo in campo con i colori bianconeri bisogna aspettare.
Il debutto ufficiale, infatti, è rinviato a novembre; a quel punto la Juventus è già saldamente in vetta alla classifica, ma le cose non vanno più tanto lisce come l’anno precedente, la concorrenza si è fatta più forte ed anche più astuta. L’Inter ha Suárez e il mago Herrera, entrambi provenienti dalla Spagna ed ha anche un inglese pepato e biondiccio al centro dell’attacco; Hitchens si chiama e riesce a conquistare immediatamente la platea di San Siro è per lui. Il Milan, invece, ha soffiato alla concorrenza il tesoro della provincia alessandrina, il Golden Boy Rivera, che a diciassette anni già imperversa, anche se ancora parla poco e con strascichi dialettali.
È proprio il Milan che viene a guastare la festa di Mora alla prima in bianconero, il 6 novembre 1960. Al Comunale, infreddolito ma stracolmo, finisce 4-3 per il Diavolo; Mora fa una grande partita e subito conquista i tifosi, anche quelli dal palato più fino. È suo uno dei tre goal bianconeri, la Juventus perde la partita ma non fa drammi, anche se era importantissimo vincere, perché trova un fuoriclasse in più da aggiungere alla lista. Che è lunga e persino esaltante, in quanto sono per l’ultima volta insieme Charles, Sivori e Boniperti, in difesa l’anziano e saggio Cervato comanda all’antica una difesa di pilastri; ci sono anche i ragazzini che scalpitano, ma la Juventus scudettata sarà ancora quella dei vecchi o presunti tali.
Mora è arrivato proprio al momento giusto, la Juventus avrà sempre bisogno di lui: a cominciare dai traversoni pennellati per Charles o per il calzettone srotolato di Sivori; insomma, Bruno diventa subito protagonista. Intanto Cervato gli cede sempre più spesso l’incarico di tirare i rigori, cosa molto importante; per fermare Sivori e compagni, le difese si difendono a più non posso e a volte picchiano tanto, si studiano trucchetti di ogni tipo, ma non sempre gli arbitri ci cascano e, così, i tiri dal dischetto fischiati a favore dei bianconeri diventano frequenti e si fa cospicuo il gruzzolo di reti dell’ex sampdoriano. Dieci reti segna quell’anno Mora, che sono tantissime se si pensa alla terribile concorrenza che Bruno si ritrova in casa.
È un anno più che positivo, per la Juventus e per la sua ala destra in cerca di consacrazione definitiva in questo campionato del ricco di cose da ricordare. Come il 5 febbraio 1961: Juventus batte Udinese 5-1, gioco scintillante, grande Sivori autore di una tripletta e bravissimo Mora, il miglior Mora dall’esordio di novembre, due goal e tantissimi spunti di classe cristallina. Sette giorni più tardi, all’Olimpico, i bianconeri liquidano la Lazio per 4-1; tra i marcatori l’ex sampdoriano, la cui sventola chiude il conto con i biancocelesti. Bologna, 26 marzo; è la partita-sorpasso dei bianconeri, preceduti prima di un punto dall’Inter, che quel giorno si perde il derby. La Juventus, ha Sivori mattatore, grandi applausi per la ritrovata protagonista del campionato che ha un Mora sempre più bravo; il suggello al 4-2 finale è ancora suo, dal dischetto. 14 maggio, l’Atalanta lotta e rincorre la Juventus passata in vantaggio con capitan Boniperti, ma Bruno colpisce secco due volte, un’altra doppietta, la seconda da quando è juventino. Il 5 giugno esultano i tifosi della Vecchia Signora; è il giorno dello scudetto matematico, manca ancora la partita recupero con l’Inter, ma le radioline portano al Comunale notizie da Catania, dove i neroazzurri, staccati di due punti, perdono dagli etnei e la Juventus, oramai campione, non infierisce sul pericolante Bari. È pareggio e il goal juventino, dal dischetto, non può essere che di Mora, che torna in Nazionale a Napoli contro l’Austria, nella partita di addio di Boniperti.
Il 1961-62 andrà molto peggio ma Mora farà ancora bene, talvolta benissimo, per almeno due terzi del torneo. Genova, per esempio, Sampdoria-Juventus 2-3, Bruno si veste da ex terribile e fa la festa ai sampdoriani; sue tutte e tre le reti del successo bianconero. In campionato ci si distrae spesso, con la scusa che c’è di mezzo la Coppa dei Campioni. Mora fa cose egregie anche in Europa, segnando contro i greci del Panatinaikos e contro gli jugoslavi del Partizan Belgrado; contro questi ultimi, battuti per 5-0 in quella che è stata forse la più bella prestazione bianconera in Coppa dei Campioni, Bruno realizza una doppietta. Contro l’ancora irraggiungibile Real Madrid, si mette di mezzo anche la sfortuna e l’avventura europea si conclude mestamente ai quarti di finale.
Il campionato, intanto, finisce malissimo; la squadra si scioglie al primo sole primaverile e a tutti viene a meno la concentrazione, qualcuno perde anche il controllo dei nervi. Mora, in particolare, precipita dal suo piedistallo di campione; una pesante squalifica dopo gli incidenti di Juventus-Sampdoria, squalifica che tocca anche a Sivori e Leoncini, gli impedisce di chiudere il campionato. Qualcuno lo definisce in crisi e critica l’operato dei tecnici azzurri, che lo convocano per l’avventura Mondiale in Cile. Ma proprio qui Mora smentisce clamorosamente i suoi denigratori; l’Italia combina poco e si fa estromettere ingenuamente dai padroni di casa, ma nel disastro, tra i pochi che si salvano c’è senza dubbio lui. Lo riconoscono i giornalisti internazionali del Mondiale cileno, chiamati a compilare le classifiche dei migliori per ogni ruolo; tra le ali destre Mora è piazzato al terzo posto, dopo il grandissimo Garrincha e il russo Met’reveli.
Proprio per questo, i tifosi si sorprendono quando apprendono la notizia della cessione di Bruno al Milan, ma ci sono valutazioni tecniche precise; i dirigenti juventini ottengono in cambio Salvadore, che nelle stesse classifiche mondiali è tra i migliori tre centromediani, insieme al brasiliano Mauro e al cecoslovacco Popluhár. Con il Milan, Bruno sarà ancora azzurro e Campione d’Europa a Wembley ma sarà anche tanto sfortunato. Il gravissimo incidente al ginocchio, alla vigilia del 1966, lo taglia fuori dal grande giro nel pieno della forma e rende difficoltoso il pieno recupero sia sul piano fisico, quanto su quello psicologico. Senza quel duro colpo i suoi goal sarebbero stati molto di più e non lo relegherebbero, forse, a campione dei soli anni Sessanta.

 


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