Gli eroi in bianconero: Baldo DEPETRINI

di Stefano Bedeschi
articolo letto 1869 volte
Foto

«Mi sono sempre chiamato Baldo – racconta – questa di Teobaldo è inventata, mi sono sempre chiamato Baldo. De poi Petrini, unito, sono stato sempre unito io, ho sempre corso per quattro, dovevo aiutarmi da solo. La Juventus mi aveva preso dalla Pro Vercelli, ero cresciuto nella stessa squadra, dove si erano formati Piola e Ferraris II, cioè la Veloces. Cominciai a giocare proprio piccolo, a dodici anni ero qualcuno. I miei lavoravano sul riso, anche mio nonno. Vercelli vive comunque sul riso. Avevo giocato in A con la Pro Vercelli i campionati dal 1931 al 1933. Mi facevano marcare Orsi ed io gli rendevo la vita difficile. Non m’incantava, quello. Non abboccavo alle sue finte, restavo immobile e lui finiva con l’innervosirsi. Il primo anno ho giocato dieci partite, ho esordito a Casale, vittoria per 3-0 che festeggiammo a champagne. Sostituii Sernagiotto e giocai ala destra, facendo un goal; non era facile giocare nella Juventus perché i grandi campioni c’erano già e sfondare non era impresa da poco.
Alla fine della stagione 1934-35, Bertolini si ritirò e mi lasciò via libera: da quel momento diventai titolare fisso. Mi ricordo un episodio: giocavamo a Bergamo, contro l’Atalanta e stavamo perdendo 0-2. In quella partita, mi sono preso un calcio in faccia che mi ha causato la rottura del setto nasale. Ho continuato a giocare, tutto pieno di tamponi e di cerotti. Alla fine, vincemmo la partita per 4-2. Dopo la partita, mi furono regalati due polsini d’oro, per il mio valore dimostrato in campo. Una vita ho giocato nella Juventus, sedici anni, dal 1933 al 1949, e non sono sempre stati tempi beati. Ci sono stati anche tempi difficili, quando in certo modo si smobilitava, c’erano pure i Cason, i Diena, Bergonzini, io facevo sempre il mio dovere, il primo periodo magro che ricordo fu con Rosetta, era l’allenatore, ma non avevamo mai il tempo di andare in campo negli undici della formazione e quando ci arrivavamo erano incidenti neri, insomma scalogna come diceva Rosetta e, così, andammo a Torre Pellice in ritiro e riuscimmo appena a salvarci. Però ho guadagnato così poco! Ho concluso l’attività di calciatore nel Torino, ma devo ammettere che l’unica mia squadra è stata la Juventus e questo nome mi ritorna sempre sulle labbra. Per uno che ci ha giocato per sedici anni non è possibile dimenticarlo».
Giampiero Boniperti lo ricorda così: «Depetrini, Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell’universo del pallone».

 


VISITA IL BLOG DI STEFANO BEDESCHI
Acquista il libro "Di punta e di tacco" scritto da Stefano Bedeschi
Acquista il libro "Il pallone racconta" scritto da Stefano Bedeschi
Altre notizie
Sabato 18 Novembre
Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI