ESCLUSIVA TJ - Zambrotta: "Milan influenzato dal closing. Allegri lotterà per vincere tutto. Juve o Milan nel futuro? Non mi pongo limiti. Spinazzola interessante"

di Marco Spadavecchia
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Zambrotta ai Ronchiverdi 2015
Zambrotta ai Ronchiverdi 2015

Una vita da terzino con un curriculum da campione. Prima e dopo il cielo azzurro di Berlino, Gianluca Zambrotta ha corso (e vinto) anche e soprattutto con le maglie di Juventus e Milan, finale di Manchester compresa. E quella di stasera allo Stadium per uno come lui non può essere una partita come le altre, ça va sans dire. "E' sempre una gara particolare, sono due grandi che si affrontano. La Juve ha la possibilità di allungare sulla Roma preparandosi al meglio per il ritorno contro il Porto. Il Milan rispetto a Doha sta facendo fatica. Continua a lottare per un posto in Europa con la testa al closing. Pensiero fisso che, in un modo o in un altro, influenza l'ambiente" spiega Zambrotta in esclusiva a TuttoJuve, presentando da doppio ex Juve-Milan di stasera.

Visse sul campo l'ultimo Milan vincente nel 2011, quello di Allegri. Che decise di rimanere sulla panchina dei rossoneri quattro stagioni, una di troppo visto l'epilogo. Crede possa ripetere lo stesso 'errore' anche alla Juventus? "Ogni storia di un allenatore è sempre a sé. Allegri ha fatto un grandissimo lavoro a Torino, lotta per vincere il sesto scudetto, per la terza Coppa Italia e per andare in fondo in Champions League. Potrebbe avere altri stimoli, forse non ne ha più... però è difficile dirlo con certezza".

A proposito di Champions, qualche anno fa disse che la finale di Manchester del 2003 tra Juventus e Milan la giocò dalla parte sbagliata... "Forse mi riferivo alla mia posizione in campo (ride, ndr). Giocai più avanti al posto di Pavel, squalificato, con Montero terzino a sinistra. E sono convinto che si siano incontrate le due migliori d'Italia e d'Europa. Fu una partita aperta fino ai calci di rigore".

L'evoluzione tattica di Leonardo ​Spinazzola (oggi all'Atalanta in prestito dalla Juve), da attaccante a esterno basso di sinistra, per molti aspetti ricorda la sua. Può diventare un suo erede, in un certo senso? "E' un giovane con grandi possibilità di miglioramento, come tutti i suoi coetanei oggi ha più chance di giocare rispetto al passato. Di ragazzi ne seguo parecchi, in Italia e all'estero. E Spinazzola è certamente un profilo interessante. Bisogna farlo crescere con cautela e vedere poi come se la cava, eventualmente, con la maglia di una grande".

Si dice che il calcio indiano, insieme al cinese, un giorno possa raggiungere i livelli di quello europeo. Che idea si è fatto a riguardo sulla panchina del Delhi Dynamos? "E' stata una esperienza molto positiva, sono contento di averla fatta. Sto trattando per il prossimo anno, da ottobre a febbraio. La Indian Super League sta crescendo, l'India è un paese immenso con enormi potenzialità, anche nel calcio. Hanno grandi idee e credono nello sviluppo dei giovani. Da qui a dieci-quindici anni spero possa davvero diventare uno dei più importanti campionati a livello mondiale".

Le piacerebbe tornare in Italia? Magari alla Juventus o al Milan? "Certamente, l'obiettivo è quello di allenare una grande e non mi pongo limiti da questo punto di vista. Ho imparato quanto sia bello conoscere altre culture e mentalità, e perciò non mi pongo nemmeno confini. Per ora l'idea di girare un po' non mi dispiace".

 


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