PRIMO ROUND: LA FORTUNA DI ESSERE BIANCONERI

di Caterina Baffoni
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Si può scrivere la storia nella storia? Beh, quasi impossibile. Ma non se ti chiami "Juventus". Allegri e i suoi ragazzi invece si "armano" di carta e penna, o meglio di talento e audacia e riscrivono insieme la storia di un torneo che portava già il marchio bianconero nell'albo d'oro della Coppa Italia: le vittorie conquistate nella competizione sono 12, meglio di chiunque altro nel territorio nazionale, ma la tripletta di successi consecutivi sono un record assoluto mai riuscito a nessuno prima.  Qualità mostruosa e fisicità straripante condita da una spinta sulle fasce quasi disumana ma del tutto verdeoro: la notte romana si illumina di bianconero contro una volenterosa Lazio che prova a rimontare ma finisce per non trovare più spunti e tempi giusti per ripartire. Perché se hai due tra i più forti terzini al mondo, se non i più forti, puoi permetterti di alzare ancora una volta questo trofeo anche senza qualche titolarissimi della mediana come Khedira e Pjanic, con in panchina Barzagli e Buffon. Dalle geometrie perfette di Alex Sandro al ventaglio di talento e classe di Dani Alves ancora implacabile: gol al volo, meno bello ma più pesante di quello al Monaco. Uomo in più di un finale di stagione che dal match col Barcellona in poi lo sta mostrando agli occhi del calcio italiano come quel fenomeno che effettivamente era stato in maglia blaugrana: assist, gol, corsa, tunnel, giocate e chi più ne ha più ne metta.  Per l'esperto delle finali per eccellenza, mancava solo il sigillo nella suddetta competizione ed eccovi serviti, oltre ai due gol in campionato e gli altri due in Champions. E non è casuale che proprio in questa fase della stagione il 23 bianconero sia diventato incontenibile. Coadiuvato dall'altra parte del campo dal suo connazionale che gli ha permesso di realizzare il vantaggio, Alex Sandro riesce a pennellare proprio quando serve, come quel pallone toccato appena il giusto per mandarlo dalle parti di Bonucci per il 2-0. E' vero che i terzini spaccano, ma nel mezzo del cammin di questa Juve c’è una squadra che torna dominatrice assoluta come ci ha abituato a vederla in Italia da sei anni a questa parte: oltre ai gol dei ragazzi di Allegri, il cielo sopra Roma era sereno, ma si è abbattuta una pioggia di palle gol bianconere all'Olimpico, che soltanto l’istinto di Strakosha è riuscito a neutralizzare.
In questo momento i ragazzi di Max sono semplicemente impressionanti. La Juventus non è mai stata una squadra con grande tradizione in termini di gioco, ma poco importa se si delizia l'occhio e per poi ritrovarsi col vento in mano. Tutto quel che riguarda il bel tatticismo o le belle giocate, perdono importanza se si è in uno stato di forma mentis fuori dal normale. 
Chiaro, pragmatico e cristallino: questo è il primo successo della Juventus che nasce quando il tecnico bianconero decide di non spingere al massimo sull’acceleratore dando una chiara direzione ai suoi: la partita che contava a Roma era questa e pochi festeggiamenti. Detto, fatto. Tre giorni dopo il gruppo bianconero si ritrova a Vinovo con la stessa intensità e la medesima attenzione, archiviando il primo titolo stagionale per proiettarsi subito al secondo round di questa sfida che sul "ring" delle emozioni appare più dura che mai: ma il bello, è che tutto ciò è stato fatto apparire assai più scontato e semplice di quanto effettivamente non si dimostri poi sul campo. E' il segno di come questa squadra ci stia abituando a qualcosa di surreale, una normalità e naturalezza a vincere che sembra quasi divenire banale, e che sappiamo perfettamente non essere così.
Ma si sa, siamo "fortunati". Perchè se proprio oggi, 19 Maggio 2017, festeggiamo il settimo anniversario della guida di Andrea Agnelli alla Juventus, non può che tornarci alla mente una frase tanto cara al presidente quanto all'intero popolo bianconero: "vinca la Juve o vinca il migliore? Sono fortunato, perchè spesso le due cose coincidono."
 


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