Keep calm e lasciamo in pace Ventura

di Francesco Carini
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Correva il 12 ottobre 1991 e l’Italia si giocava il tutto per tutto per staccare il biglietto per l’Europeo del 1992 organizzato in Svezia. Lo stadio Lenin era una brutta bestia per chiunque, ma la compagine di Azeglio Vicini aveva già avuto la meglio sulla Russia qualche mese prima nel torneo Scania (4-3 d.c.r.)..
Il terreno era pesante e il ct inseriva a centrocampo Crippa, affiancato da talenti come il romanista Giannini, il granata Lentini e due ottimi attaccanti del calibro di Vialli e Rizzitelli; mentre la difesa era forse la migliore al mondo con: Baresi, Maldini, Ferrara e Vierchowod.
Nulla da fare. Il risultato rimarrà sullo 0 a 0 e il buon Rizzitelli colpirà nella ripresa un palo con una bellissima conclusione di sinistro. Episodi. Saremmo andati all’Europeo dopo aver “sbancato” il fortino di Mosca e non si sa come sarebbe potuta finire, dato che quel torneo lo vinse la ripescata Danimarca ai danni della Germania, campione del mondo in carica.
La situazione rispetto a oggi è ben diversa, dal momento che il buon Azeglio veniva da due ottimi terzi posti, rispettivamente all’Europeo del 1988 e ad Italia ’90. Pertanto era alla fine di un ciclo.
Ventura no. Ventura era all’inizio ed é andata male fin da subito. 
Ma ci sono dei fattori che forse sono stati sottovalutati per dare tutta la colpa all’allenatore genovese, preso per molti versi a capro espiatorio. Questa nazionale non ha Vialli, Mancini o Baresi e Maldini. 
Questa squadra non ha il talento di altre nazionali del passato ed Insigne, per quanto forte possa essere, non cambia la partita come Roberto Baggio. Una bella figura la poteva fare probabilmente soltanto un “assatanato” come Antonio Conte, pronto a martellare continuamente degli ottimi giocatori, che avrebbero potuto qualificarsi, ma difficilmente sarebbero arrivati in fondo al mondiale.
Inoltre, se si vanno a controllare le statistiche, ieri gli azzurri hanno effettuato 6 tiri in porta contro 1 degli svedesi, con una disparità del possesso palla del 75% contro il 25%; mentre all’andata l’Italia si era imposta di poco nel computo delle conclusioni totali, schiacciando comunque gli scandinavi in riferimento al secondo parametro.
Se Darmian venerdì non avesse colpito il palo, parleremmo di un’ottima Italia qualificatasi ieri in un San Siro meraviglioso, che in Russia avrebbe dovuto dare il massimo per risollevare l’animo di milioni d’italiani depressi perché disoccupati e al limite della soglia di povertà. 
In tutta onestà, il girone di qualificazione non l’avremmo mai vinto, perché la Spagna é molto più forte e talentuosa. Di conseguenza é inutile scagliarsi contro Ventura. Il tecnico si è venuto a trovare in una situazione molto più grande di lui e in un momento di transizione che continua dal 2014, perché la parentesi Conte non è assolutamente da considerare, dal momento che verosimilmente il valore dell’Italia è questo: avremmo meritato di andare al mondiale (ai danni di una Svezia imbarazzante) e di uscire con molta probabilità agli ottavi di finale (sempre in base alla variabile delle squadre presenti nel girone). 
I vari “siamo l’Italia” o “campioni del mondo po po po po” sono uscite che stanno a zero, come quelle dei tifosi dell’Inter che inneggiano costantemente al Triplete dopo anni di mancate qualificazioni alla Champions. Abbiamo vinto il mondiale nel 2006 perché avevamo una corazzata straordinaria, matura e con esperienza internazionale da vendere. Adesso no, sono passati più di 11 anni! E Ventura c’entra davvero poco. Schernirlo è come sparare sulla Croce Rossa, consci che se le stesse osservazioni fossero state fatte ad un Rottweiler come Mourinho, avremmo assistito a risposte che avrebbero disintegrato l’autostima del 97% detrattori. Ricostruiamo i vivai prendendo ad esempio la Germania (a tal proposito, le amare osservazioni di Paolo Cannavaro sono da tenere in considerazione) e forse fra qualche anno ci ritroveremo in piazza a festeggiare un nuovo trionfo, comprese le migliaia di “haters” che stanno dando grazie alla tastiera libero sfogo alla propria rabbia, scagliandosi su una persona molto educata trovatasi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Historia docet.


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