Raiola al Corsera: "Donnarumma l'ha perso il Milan, sento già puzza di mobbing. Ora gli metterò una guardia del corpo, ha ricevuto minacce di morte. La Juventus..."

di Alessandra Stefanelli
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Nel corso del suo incontro con i media a Montecarlo, l'agente di Gianluigi Donnarumma Mino Raiola ha voluto spiegare le ragioni che hanno portato alla rottura con il MIlan ai microfoni del Corriere della Sera: “Io non volevo arrivare a questo punto. Non è stato un problema di soldi. Due cose avevo chiesto a Fassone, col quale ho un rapporto ottimo: tempo e serenità. Mai pensato di portarlo via a parametro zero, chiedevo solo tempo per capire cosa era meglio fare. Io non porto via la gente, mica faccio il tassista. Quando si è arrivati alla rottura definitiva? Quindici giorni fa, dopo l’incontro qui a Montecarlo. Loro si erano già comportati male chiamando la famiglia, parlando ai giornali, cose inaccettabili. Poi ci danno l’ultimatum. È finita quando Gigio, che fin a lì ci aveva creduto più di me perché lui al Milan ci voleva restare davvero, mi ha detto: Mino, sinceramente adesso non so se me la sento più”.

Il contratto di Donnarumma scade tra un anno, ma per Raiola c’era tutto il tempo per firmare il rinnovo: “Si firmava a ottobre, dicembre: che fretta c’era? Una vera trattativa non c’è mai stata, Mirabelli ha creato subito ostilità, con lui c’è stato uno scontro forte, una guerra. Ci ha minacciati, con un aut aut inaccettabile. Ha dimostrato di non avere esperienza. Ma io in 25 anni di mestiere non mi sono mai inginocchiato. Io se muoio, muoio in piedi. Mi accusa di aver plagiato il ragazzo? A me di quello che dice la gente non me ne frega niente. Se ho commesso qualche errore? Sì, non averla chiusa prima. L’istinto mi suggeriva di dire basta subito. Con Galliani sarebbe stato più facile trattare? È un amico, Galliani. Ma solo fuori, non sul campo. A un certo punto ha provato anche a mediare, per tentare di ricucire. Gli ho risposto alla mia maniera, abbiamo discusso. Era amareggiato, lui sì che è un tifoso. Purtroppo del vecchio Milan si è preso lo stemma ma non lo stile. Bastavano anche cose piccole con Gigio, attenzioni, amore. Tipo quando i tifosi hanno messo lo striscione sotto la sede. Perché nessuno è andato a levarlo? Non l’hanno difeso dalle critiche”.

Sul futuro: "Gli metterò una guardia del corpo. Ho paura, c’è gente pazza in giro, ha ricevuto minacce di morte. E poi è triste, molto. È la vera vittima in questa vicenda. Non ha tradito nessuno. L’hanno perso loro, non l’ho portato via io. Però resta un giocatore del Milan fino al 30 giugno 2018. Il contratto lo rispettiamo noi, ma pure loro. È incedibile? Bene. Di sicuro starò molto attento, sento già puzza di mobbing. Tribuna? Deciderà Montella, spero non faccia la bandieruola. Real Madrid? Non ho parlato con nessuno, però lui è nato pronto. La Juve? Credo sarebbe in difficoltà. Per rispetto. Se il Milan dovesse richiamare? Se mi richiamano io rispondo sempre, di irreversibile esiste solo la morte. Ma penso sia meglio se va via. Ora vi saluto. E scusate ancora le braghette”.


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