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LA NUOVA JUVE E L'APPORTO DI PIRLO E CONTE

di Thomas Bertacchini

"Un acquisto incomprensibilmente sottovalutato". Con queste parole Andrea Agnelli, in occasione della presentazione delle nuove maglie della Juventus per l’attuale stagione, lo scorso 6 luglio mostrò il proprio stupore per il modesto rilievo suscitato dal passaggio di Andrea Pirlo ai bianconeri.

A proposito di maglie: l’ex calciatore del Milan scelse la numero 21. Perché? "E’ dai tempi di Brescia che me lo porto dietro. E’ un numero speciale: è il giorno in cui mi sono sposato, il 21 è nato mio padre e il 21 è anche il numero civico di casa mia…". Nulla da obiettare, piuttosto qualcosa da aggiungere: tempo addietro a Torino, su quello stesso terreno di gioco, un certo Zinedine Zidane divertiva e si divertiva con la medesima casacca.

Tanto era decisivo l’apporto del francese per le sorti della Juventus quanto potrebbe diventarlo nei prossimi mesi quello di Pirlo: "Domenica, quando l’ho visto giocare ho pensato: 'Dio c’è'. E’ veramente imbarazzante la sua bravura calcistica". Così si è espresso Buffon sul suo nuovo compagno di squadra nel club di appartenenza, dopo averlo conosciuto e apprezzato per anni soltanto nella nazionale azzurra.

In concomitanza con la prima occasione nella quale Madama ha disputato una gara ufficiale sul prato verde dell’ormai storico "Delle Alpi", magicamente sono ricomparse alcune piacevoli sensazioni rimaste chiuse nell’album dei ricordi troppo a lungo: tra queste, quella di  riuscire a vincere e convincere allo stesso tempo.

Per ritrovare quattro goals della Juventus al debutto in campionato bisogna tornare indietro di una decina d’anni: stagione 2001-02, nella partita contro il Venezia la formazione allenata da Marcello Lippi surclassò l’undici guidato da Cesare Prandelli (l’attuale c.t. dell’Italia) con una doppietta a testa ad opera di Del Piero e Trezeguet.

Zidane era appena partito in direzione Madrid; la Vecchia Signora acquistò Buffon utilizzando una parte del ricavato della cessione del fantasista transalpino. In quella domenica 26 agosto Antonio Conte non scese in campo sulla linea mediana bianconera, dato che il suo esordio stagionale avvenne soltanto alla quattordicesima giornata (9 dicembre, Milan-Juventus 1-1).

Madama trionfò all’epilogo della serie A, in quel famoso 5 maggio 2002 in cui l’Inter si ritrovò a passare, nell’arco di soli novanta minuti di gioco, da possibile vincitrice del tricolore ad arrivare in terza posizione in classifica. Il suo allenatore, Hector Cuper, ogni qualvolta i giocatori nerazzurri entravano in campo per la disputa delle partite era solito ripetere le parole "Yo estoy contigo", battendo loro la mano sul petto.

Questo non bastò a garantirgli il successo finale: nell’ultima giornata fu la Juventus a godere. Lo confessò apertamente lo stesso Conte, intervistato mentre si recava negli spogliatoi per festeggiare la conquista del ventiseiesimo scudetto della società torinese: "C’è poco da parlare, stiamo godendo. Questa è l’amarezza di due anni fa, a Perugia. E c’è qualcuno che ci guarda che c’era a Perugia. Adesso stiamo godendo…".

Non riuscì a continuare il suo sfogo: venne portato, a forza, dentro la stanza da alcuni compagni in un clima di euforia generale. Tra questi c’era Lilian Thuram, lo stesso calciatore che nel giugno del 2006, all’indomani dello scoppio del terremoto che distrusse la Vecchia Signora, dal ritiro dove la nazionale francese si stava preparando in vista dei mondiali di Germania ad una domanda sulla difficilissima situazione in cui versava il suo club dichiarò: "La Juve chi? Che cos’è la Juventus?".

Lo sa bene Conte "chi è", "cos’era" e "cosa dovrà tornare ad essere": adesso che ne è diventato l’allenatore cercherà di trasmettere ai suoi uomini dalla panchina quello che ha imparato sul campo sotto la guida di alcuni tra i migliori tecnici in circolazione negli ultimi trent’anni. Recentemente, durante il ritiro estivo di Madama a Bardonecchia ha confidato: "Ho lavorato con i più vincenti, tranne Capello. Tra Juve e Nazionale ho avuto Trapattoni, Lippi, Ancelotti e Sacchi". Su di lui Pirlo ha speso, proprio in quel periodo, parole di elogio: "Mi ricorda un po’ Lippi, per la determinazione che ci mette, l’entusiasmo, la voglia di vincere che ha".

Il mister viareggino vinse matematicamente il suo primo scudetto bianconero battendo (proprio) il Parma al "Delle Alpi" il 21 maggio del 1995, realizzando (ancora) quattro reti senza subirne alcuna. Della rosa di quella Juventus facevano parte anche Didier Deschamps (fu suo il secondo goal contro i ducali) e Ciro Ferrara, due tra gli allenatori che hanno preceduto Conte alla guida di Madama dopo il 2006.

All’insegna dei ricordi sarà anche la prossima gara di campionato, quella che vedrà il ritorno del tecnico a Siena dove ha maturato una positiva esperienza nella scorsa stagione conclusasi con la promozione dei toscani in serie A.
Al netto degli avvenimenti del passato ora la concentrazione dell’ambiente torinese si sposterà verso l’impegno di domenica, ripetendo il ritornello del "zitti, pedalare, lavorare" e inseguendo un unico obiettivo: vincere.
L’esclusiva, piacevole ossessione di chi è juventino vero.


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