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LA JUVE E LA MANCANZA DI CINISMO

di Thomas Bertacchini

Dopo due pareggi consecutivi la Juventus deve assolutamente cercare la vittoria contro il Genoa per non correre il rischio di perdere il treno delle prime in classifica. Così come ha fatto la Lazio, sconfitta nel derby contro la Roma e in trasferta a Cesena e capace di superare il Napoli per 2-0 nella gara disputata domenica scorsa.
Nella dodicesima giornata, quella degli scontri diretti incrociati tra le prime forze del campionato, la forbice dei punti che separa la capolista (il Milan) dalla sesta (la Roma) si è leggermente allargata: da cinque sono diventati sette.

La Vecchia Signora tanto bistrattata in estate dopo dodici turni si ritrova ora appaiata a quell’Inter favorita nei pronostici per la vittoria finale, in una corsa aperta a tante squadre come non capitava di vedere da anni.
Con ogni probabilità i valori assoluti delle formazioni più forti tecnicamente alla lunga usciranno fuori, disegnando una classifica vicina alle previsioni degli addetti ai lavori in questo campionato post mondiale (sudafricano) il cui esito definitivo rischia di essere pesantemente condizionato dai continui infortuni occorsi ai giocatori dei club di vertice.

Nel recente passato questa sembrava fosse una (triste) prerogativa della Juventus, che - Vinovo o non Vinovo - si è ritrovata spesso a dover fronteggiare situazioni di emergenza che la privavano della possibilità di schierare, di volta in volta, numerosi titolari. Ora, giusto per citare qualche esempio pescandolo dalle infermerie di alcune formazioni di vertice, assistiamo alle assenze (più o meno lunghe) dei vari Pato, Milito, Maicon, Thiago Motta, Taddei, Pizarro, Filippo Inzaghi, Muntari, Hernandez.

A inizio campionato il punto debole di Madama era stato identificato nelle fasce laterali difensive, laddove Del Neri - nelle squadre da lui allenate nel corso della carriera - ha sempre chiesto (ed ottenuto) una partecipazione costante e importante ai suoi giocatori sia nella difensiva che in quella offensiva.

Il tecnico bianconero in questi mesi le ha provate un po’ tutte (De Ceglie, Motta, Grygera, all’occorrenza Rinaudo) con risultati alterni, sino a quando infortuni e squalifiche non hanno ridotto al minimo sindacale il numero delle scelte a sua disposizione, consentendogli di iniziare la partita contro la Roma con Sorensen (a destra) e Grosso (a sinistra), per chiuderla facendo esordire Traoré.

Vivacchiando in condizioni simili capita spesso di riuscire a vedere il bicchiere "mezzo pieno" anche quando i risultati non sono quelli sperati. Questo, d’altronde, non è altro che il riconoscimento dei giusti meriti di chi - società e allenatore - si è dimostrato capace di riportare a galla una barca che la precedente gestione di Jean Claude Blanc era quasi riuscita, ormai, a far affondare.

Per evitare di perdere terreno nei confronti del Milan (in particolare) e delle prime posizioni in classifica (in generale) nel corso del campionato, però, tutto questo potrebbe non bastare. Al netto di recuperi eccellenti (Krasic, ad esempio) e di una buona sorte che prima o poi dovrà iniziare a pagare il debito accumulato con la Vecchia Signora, alla Juventus sta venendo meno la capacità di assestare all'avversario di turno il colpo del k.o. durante gli incontri.

Senza nulla togliere all’impegno di Iaquinta e alle capacità realizzative di Del Piero e Quagliarella, alla squadra manca - tra le altre lacune (ma non ci sono club nel nostro paese che non ne hanno) - un Ibrahimovic (Milan), un Eto’o (Inter), un Cavani (Napoli), punte di peso fisico e specifico in grado di finalizzare il gioco dei compagni, di "chiudere" le partite, di vincerle anche quando si gioca male.

Benitez, con un’Inter figlia di quella squadra che lo scorso anno ha vinto in Italia e in Europa, chiede rinforzi alla sua società alla riapertura delle trattative; il Milan, che ha perso Inzaghi, sembra non credere più in Ronaldinho e assiste agli alti e bassi del giovane Pato, nonostante le smentite del caso proverà a innestare almeno un giocatore in quel ruolo.
La nuova Juventus, nata dalle ceneri dello scorso (disastroso) campionato, ha potuto vedere che anche schierando un Sorensen all’interno di una squadra decimata dagli infortuni e dalle squalifiche è in grado di reggere l’urto di avversari che puntano allo scudetto.

A gennaio la società bianconera molto probabilmente non investirà molti milioni di euro nella sessione invernale del calciomercato, ma proverà a cogliere quelle “opportunità che offrirà” (Marotta dixit).
Se è vero come è vero che l'appuntamento con gli acquisti importanti (Dzeko?) è rimandato alla prossima estate, la speranza è che riesca a trovare da subito (anche) una prima punta in grado di scardinare le difese avversarie, aiutando i compagni (già presenti) a portare a casa altri punti importanti in classifica.
Non importa se saranno "belli" o "brutti": quello che conta è prenderli.
Perché oltre a tornare ad essere antipatici, sarebbe bello diventare nuovamente cinici.
 


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