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La crisi, le critiche e l'ombra di Mancini. Ma oggi conta solo vincere

di Thomas Bertacchini

Il calendario potrebbe darci una mano: il Bari in trasferta, con una difesa tutta da inventare, e il Catania in casa - attualmente ultimo in classifica a pari demerito col Siena - non sono avversari impossibili da battere. E’ il momento nel quale li si affronta che è pessimo: fuori dalla Champions League già a dicembre (con il morale a pezzi), non rimane che l’Europa League, un campionato da trasformare da illusione in obiettivo e una coppa Italia che, da "fastidio" che è sempre stata, negli ultimi anni ha finito per acquisire prestigio. Purchè si riesca a vincere qualcosa, ora tutto andrebbe bene.
Sei punti da conquistare per accantonare momentaneamente le inevitabili polemiche di questi giorni, per arrivare alla "finestra" del calciomercato invernale con idee più chiare di quelle espresse in estate: non tutto è da buttare, la squadra era stata costruita per vincere; poco alla volta sono venuti fuori errori (anche - e soprattutto - di valutazione) cui occorre porre rimedio. L’ombra di Spalletti su Ferrara si è allontanata, finendo per svanire in Russia (Zenit San Pietroburgo); quella di Roberto Mancini, invece, si è appena materializzata: che siano soltanto voci o meno, i fatti lo potranno verificare. Al momento, il solo pensare a questa ipotesi sembra una pazzìa. Non tanto per il valore dell’ex-allenatore dell’Inter, quanto al contesto in cui si andrebbe a inserire: la sua scelta cosa rappresenterebbe, un altro "progetto"? Il quarto in neanche cinque anni? E se per caso l’operazione portasse ad effetti negativi, chi (e come, soprattutto) lo spiegherebbe ai 14 milioni di tifosi juventini? Se anche Ferrara dovesse fallire (visto che la dirigenza è intoccabile), arriverrebbe il momento di pensare semplicemente ad "un allenatore" di prestigio, in grado di guidare la Juventus, senza spaventarsi se dovesse chiedere l’acquisto di qualche giocatore in particolare. Al momento è giusto aiutare l’attuale mister: come fece, a suo tempo, un certo Boniperti con Trapattoni.
La Juventus che affronta il Bari stasera si presenta con una lunga lista di diffidati in odore di squalifica (quando tornerà, anche Sissoko sarà a rischio); mancherà, per lo stesso motivo, Felipe Melo. Tiago sembra favorito su Camoranesi: una squadra con - in contemporanea - il laterale di centrocampo, Diego e due punte, ha già dato segni di "squilibrio tattico". Senza lo stesso Sissoko, è dura provare strade alternative. A meno che non si sia estremamente convinti del contrario, attenzione a non commettere gli stessi errori del (recente) passato.
Il Milan "dei malumori" (alcuni senatori vorrebbero giocare di più, ma il tempo passa per tutti) e delle assenze importanti (soprattutto nel reparto arretrato) incontrerà domani, in casa, un Palermo al gran completo: per i siciliani, stesso stadio della gara contrò l’Inter (29 ottobre), stavolta non ci sarà più un Zenga nostalgico (verso i colori nerazzurri) a guidarlo. Non è da escludere un pareggio (viste le fatiche europee dei rossoneri). Per ora, complice il distacco dalla quarta, continuiamo a guardare davanti a noi. Gian Paolo Montali, ospite alla presentazione del libro "Totti. Vita, parole e imprese dell’ultimo gladiatore" (di Massimo Cecchini), prevede una Roma da scudetto entro due anni: non ha perso il vizio dei proclami imparato a Torino.
Mentre Ferrara prende appunti nel suo libro nero, la speranza è che stasera si possa semplicemente essere contenti di una vittoria della Juventus. Null’altro.
 


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