L'INTERVENTO - Andrea Bosco: "Il caso Lissone, Gravina e il sucidio del sistema. Juve martoriata dagli arbitri, dirigenza indifendibile. Attenzione alla bomba Giraudo..."
Andrea Bosco, storica firma del giornalismo italiano, con oltre mezzo secolo di carriera alle spalle, dal Guerin Sportivo“, al Corriere della Sera, passando per il “Corriere d'Informazione”, Periodici Rizzoli, “Il Giornale“ e la Rai e al Corriere della Sera, è intervenuto sulle colonne di Tuttojuve.com per analizzare il momento della Juventus e soprattutto per parlare del declino del calcio italiano ai tempi del Var. Ecco il suo lungo intervento:
“Lissone: abbiamo un problema”. Dalla capsula spaziale del campionato sono stati, negli ultimi giorni, accorati gli appelli: Conte, De Rossi, Gasperini, Spalletti. Aveva “osato” persino Beppe Marotta, ottenendo “risarcimenti”. Si lagnano – a ragione – tutti: l’uso della Var è abnorme, capzioso, concettuale. La Var era stata istituita per sanare “gravi e evidenti errori non percepiti dai direttori di gara”. Oggi la Var si è sostituita agli arbitri di campo. Va “a caccia” di errori come un tempo gli inquisitori andavano a caccia di streghe. Per giustificare la propria (costosa) esistenza. Il “centro spaziale di Lissone” è costato una tombola. Affidato, peraltro, a dilettanti che si reputano depositari del “verbo”. Il varista è un vampiro che abbisogna di risultati per giustificare la propria presenza e il proprio stipendio. Da “dilettante, “ca, vas san dire”, visto che lor-signori non sono professionisti. Ambirebbero esserlo – come hanno spiegato con tanto di comunicato ufficiale – ma il “Palazzo finora non ha “voluto”.
Sul tema, “i vampiri” hanno ragione. Il Palazzo non li vuole professionisti. Perché, in questo caso, addio a graduatorie, addio a “sanzioni”, addio a quella clientela che è diventata la classe arbitrale. Perché ho scritto (e ringrazio per l’ospitalità)? Non per difendere la Juventus, che per certi versi (dirigenza, mercato, ignavia dal punto di vista politico) è, a mio avviso, indifendibile. Una società che ama ormai “partecipare”, con un presidente che è l’avvocato (dipendente) del proprietario e con un Ad che si è inventato “esperto di calcio attraverso gli algoritmi”, con i risultati patetici visti finora. Quindi, nessuna filippica pro Juve. Gli errori arbitrali sono stati tanti: troppi. A cominciare dallo scempio di Verona. Ma le responsabilità della Juventus sono altrettanto numerose. La classifica rispecchia, più o meno, il suo (modesto) valore. E se la squadra fallirà la conquista del quarto posto che fa accedere alla Champion’s, non sarà perché spira un venticello romano “agitato” da qualche politico. Così come la stagione esaltante dell’Inter non si deve solo a un tribunale (quello di Milano) popolato (persino tra le donne delle pulizie) da “interisti”. Lautaro ce l’ha l’Inter. Chala, idem. Barella, idem, Di Marco anche. Thuram, quello che fa gol, idem. I bravi giocatori fanno la differenza. Come dimostrano Maignan e Rabiot nel Milan (per non dire di Modric), e molti del Napoli (Mc eccetera, uniradiddio). La Juve ha Yildiz, che non è ancora Del Piero. Ha il texano, ha Bremer e Kalulu. Ma in mezzo al campo Locatelli (bravo figlio, fa quello che può). Ho visto nel Chelsea Enzo Fernandez, clamoroso regista: ecco, con uno così, svolti. Ma servono i dindi, che la Juventus non ha.
Resta il fatto che “a Lissone hanno un problema”. Come risolverlo? Non si risolve. Il calcio – moviola – ha spento emozioni. Oggi è un altro calcio: con sospensioni, recuperi mostruosi, rigori e fuorigioco da ospedale psichiatrico. Ma è un problema paludato di ipocrisia. Sono noti mandanti ed esecutori. Senza giri di parole: anche gli allenatori – che oggi giustamente si lagnano – hanno votato per la rielezione (bulgara) di Gravina. Loro, gli arbitri, i calciatori e tutte le società di Serie A e Serie B. Per non parlare della Lega Pro e dei Dilettanti.
Juventus in prima fila tra quanti hanno baciato la pantofola al gattopardo federale. Quindi, perché lagnarsi? Recita il proverbio: “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Il sistema (che ha voluto riconfermare il Palazzo) si è suicidato. Con Gravina, nessuna riforma. Ora il Palazzo è talmente forte da poter “schifare” qualsiasi tipo di richiesta. Un vertice tra arbitri e tecnici per discutere dello scempio Var? Rinviata la data sine die. Non trovano il tempo per farla, la riunione. Non accadrà niente. La protervia del designatore Rocchi concepirà (come ha fatto) altri cambiamenti del regolamento (lo chiamano con pudore “protocollo”) in corsa. E quanto accaduto prima? “Scurdammoce o’ passato”: è il mantra del Palazzo. Mala tempra currunt. E anche le televisioni, dispotiche nell’imporre date, serate, recuperi, hanno poco di cui lagnarsi: Mediaset si sta probabilmente massacrando gli zebedei per una semifinale di Coppa Italia che vedranno solo i parenti dei giocatori chiamati a disputarla. No Juve? No party.
Rimedi? Il mio è noto: due chiamate da allenatori o capitani per tempo. Limitare il potere dei varisti è indispensabile. Lo dico fin dall’apparizione della petulante macchina. Oggi anche Aldo Biscardi ne sarebbe schifato. Chi dovrebbe “riformare” (Abodi, chi era costui?) valuti che una delle prime 20 aziende italiane (il calcio) sta perdendo colpi. Con le Olimpiadi Milano-Cortina in corso, il calcio (carta canta) se lo sono “fumati” in pochi. Interessa al governo? Meglio: interessa al Parlamento?
Intanto, mentre Berta continua a “filare”, il mondo del diritto sarebbe in attesa delle conclusioni del tribunale di Strasburgo relativamente al ricorso presentato da Antonio Giraudo. Situazione più misteriosa dei piani per lo sbarco in Normandia. Ma prima o dopo gli “sventurati” dovranno “rispondere”. C’è molta curiosità in proposito. Giraudo ha chiesto i “ghelli” per “non aver potuto difendersi (- in effetti, sette giorni sette, ai tempi di Calcipoli) adeguatamente”. Giraudo è un manager da circa un milione di euro l’anno. E dal 2006 al 2026 fanno tanti soldi, più gli interessi e la “riqualificazione”. Se i giudici di Strasburgo daranno ragione a Giraudo, la Federazione Italiana Gioco Calcio sarà costretta a girare col piattino all’angolo delle strade. Quei soldi non li ha. Ma è alla Federazione che il Governo (penalizzano gli stati inadempienti, ma gli stati sono rappresentati dai governi) li chiederebbe. E magari anche a quei magistrati che vietarono a Giraudo di difendersi “adeguatamente”. Dovesse andare in questo modo, la cosa divertente sarebbe evidenziata dal comportamento della Juventus, che scaricò Giraudo con brutalità, che non ha proseguito nelle cause di “ricorso”. Che farebbe a quel punto la Juventus? E cosa direbbero i suoi tifosi se nulla facesse? Giraudo non chiede gli scudetti revocati. Chiede giustizia e quattrini. E la Juve cosa chiederebbe? Perché a volte le decisioni precipitose si ritorcono contro chi le prende. E finisce che spunta magari un tribunale di Madrid ad inquinare i pozzi.