Italia fuori dal Mondiale, Storgato: "Ora scelte drastiche e più giovani nelle prime squadre"
Il giorno dopo la mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale, la terza consecutiva, arriva il commento a TuttoJuve di Massimo Storgato, ex giocatore della Juventus e tecnico con un passato in Nazionale, oggi coordinatore delle rappresentative regionali di Piemonte e Valle d'Aosta, da sempre a stretto contatto con i settori giovanili.
Mister, si aspettava la sconfitta contro la Bosnia?
"Dopo il vantaggio di Kean, francamente no. Abbiamo commesso un errore (l'espulsione di Bastoni, ndr) e l'abbiamo pagato a caro prezzo, ma l'atteggiamento iniziale era perfetto. Siamo passati in vantaggio e avevamo tutte le carte in regola. Abbiamo resistito ed è stato eroico: alla fine sono emerse le caratteristiche che l'Italia dovrebbe avere. Abbiamo difeso bene, ma non puoi permetterti di sbagliare certe situazioni. Prima o poi il gol lo prendi e quando succede si paga a caro prezzo. Ottenere i rigori era inevitabile".
C'è chi sostiene che l'Italia abbia giocato alla grande con l'uomo in meno, e chi invece ritiene che la Bosnia abbia affrontato meglio la gara. Come valuta la prestazione?
"Fino all'espulsione di Bastoni abbiamo fatto molto bene: abbiamo giocato a calcio, sfruttando le nostre caratteristiche, e fino all'1-0 tutti erano soddisfatti. Poi gli episodi hanno condizionato il risultato e le pagelle. La Bosnia è una squadra tecnica con giocatori forti e ha sfruttato le proprie qualità. Noi ci siamo difesi bene e creato tre occasioni in contropiede: non potevamo fare di più. Il piano tattico era corretto, ma gli episodi hanno deciso il risultato. Io parlo solo del gioco, non voglio commentare la mancata espulsione di Muharemovic".
Si parla per la terza volta di Italia fuori dai Mondiali e si punta il dito verso istituzioni. Esiste una ricetta per rivoluzionare il movimento?
"La ricetta non la so, ma è chiaro che bisogna fare qualcosa di drastico. Idee ce ne sono tante, alcune forse fattibili, altre meno, ma serve cambiare qualcosa per dare una sterzata. Innanzitutto occorre rinforzare i settori giovanili, anche nelle squadre dilettanti. Io farei diventare italiani, ai fini del calcio, i ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri. Ci sarebbero da inserire più giovani dei settori giovanili nelle prime squadre e da incentivare chi lavora bene, dando valore economico al lavoro nei settori giovanili. Sono tante proposte, ma bisogna intervenire concretamente, non a parole. Bisogna applicare, ragionare e agire dal settore giovanile fino alla prima squadra".
Qual è il problema dei settori giovanili, oggi?
"Non posso vedere società che non hanno interesse economico o morale a far crescere i giovani. Se lavori bene, i giocatori te li portano via e non guadagni nulla. O diamo soldi o modifichiamo i contratti. Bisogna ascoltare chi lavora sul campo, perché altrimenti non crescono i giovani, non abbiamo giocatori italiani pronti per i campionati professionistici e di conseguenza per la Nazionale. Non sarà un lavoro immediato: si tratta di un percorso lungo, ma necessario per gli interessi dell'Italia, che sta sprofondando in un anonimato calcistico".