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A MENTE FREDDA - Vlahovic e il manuale del perfetto juventino. Max avanti con il tridente!

di Quintiliano Giampietro

Quando vinci un match allo scadere la gioia si moltiplica. Il tabellino dice autogol di Ruan, ma l'azione con cui Vlahovic determina il successo contro il Sassuolo in Coppa Italia è da manuale del perfetto juventino. Fermo restando la qualità tecnica, dentro quel gesto c'è un mix di potenza, forza, determinazione e cattiveria agonistica. Tutti elementi contenuti nel dna bianconero. Confermato poi dalle parole post gara sulla semifinale contro la sua ex squadra e dall'accoglienza che si aspetta da parte dei tifosi viola: “Io penso solo a vincere, altre cose non mi interessano. Contro la Fiorentina sarà una gara come le altre, sono qui per giocare al calcio, per cui non vedo il problema”. In campo e davanti alle telecamere, il 22enne serbo ha dimostrato di aver già pienamente assimilato i due motti che accompagnano Madama da sempre. “Fino alla fine” e “Vincere non è importante, ma l'unica cosa che conta”.  

L'elogio con metafora di Allegri danno la dimensione di quanto sia determinate l'arrivo di Vlahovic: “Dusan ha aggiunto alla squadra caratteristiche che non avevamo. E' come se apri le finestre di un appartamento chiuso e respiri aria, fresca e nuova”. La stessa che stanno respirando i soci di reparto del serbo, Dybala e Morata. Tra l'argentino è il ragazzo di Belgrado il feeling è già ottimo, malgrado abbiamo giocato insieme solo due gare, nelle quali entrambi sono stati protagonisti tra assist e gol. Paulo è tornato a disegnare calcio anche perché ora ha un punto di riferimento, come accadeva con Higuain e Mandzukic. A proposito, Morata è la versione 2.0 del croato, visto il sacrificio in fase di non possesso e non solo. A Verona era stato tra i migliori, contro il Sassuolo è entrato in corso d'opera dando, insieme a Locatelli, la scossa per invertire il trend di una gara in cui sono riapparsi i fantasmi d'inizio stagione. Se c'è un reparto promosso a pieni voti nelle due uscite post mercato è proprio l'attacco con i tre tenori, a prescindere dal modulo impiegato. “Si può fare, purché corrano e si aiutino tra di loro”. Detto, fatto. Max il tridente funziona, avanti così!


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