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5 e 5 – Chi sale e chi scende dopo Juventus-Galatasaray

di Marco Spadavecchia

Cinque segni più e cinque segni meno. Cinque punti di forza e cinque punti di debolezza o aree di miglioramento: cosa lascia Juventus-Galatasary, gara terminata con la vittoria della Juventus per 3-2, allo Stadium, ma con la qualificazione dei turchi con il punteggio aggregato di 5-7 dopo i tempi supplementari. Chi sale e chi scende nel borsino bianconero. 

CHI SALE: I SEGNI PIÙ

1 – Locatelli: freddezza dal dischetto e leadership in mezzo al campo. Il capitano bianconero guida i suoi all'impresa con personalità da gladiatore.
2 – McKennie: generoso e decisivo sotto porta. L'americano gioca terzino sinistro, questa volta. E ancora una volta fa la differenza segnando.
3 – La reazione della squadra in 10: il rosso a Kelly non tramortisce la Juve, anzi. I bianconeri trovano, nel momento più difficile, a inizio ripresa, la forza per chiudere i 90 minuti sul 3-0. 
4 – Thuram: parte bene e si procura il rigore del vantaggio. Inconsolabile dalla panchina nel ripetersi poi ossessivamente "dovevo fare gol" ripensando a quel pallonetto a tu per tu con Cakir. 
5 – La reazione dello Stadium: giusti i fischi contro il Como, corretti ed emozionanti gli applausi alla fine della gara contro il Gala all'indirizzo di un gruppo di ragazzi che ce l'ha messa tutta, segnando 3 gol e sfiorando l'impresa. 

CHI SCENDE: I SEGNI MENO 

1 – Gestione arbitrale (Pinheiro+Var): pessima. Grave l'errore sull'espulsione di Kelly, aggravato dalla revisione sul campo. Manca un secondo giallo a Osimhen che avrebbe cambiato la partita. 
2 – Perin: due gol subiti derivano da altrettanti tiri che gli passano sotto le gambe, di Osimhen e Yilmaz, complici traiettorie centrali e difficili, ma evitabili.
3 – Conceicao: presente, ma spesso inconsistente, il portoghese mette fuori con il mancino da ottima posizione il possibile vantaggio. 
4 – La scelta di Thuram: è il rovescio della medaglia di una partita, comunque, a due facce per il francese, che pensa e ripensa giustamente dalla panchina all'errore pesantissimo.
5 – Il sinistro Zhegrova: fosse entrato, il suo tiro sarebbe diventato la copertina di un'impresa epica, storica, difficilmente replicabile. E invece il suo mancino a due passi dalla porta (vuota) di Cakir traccia il solco che separa il successo dallo sconcerto.


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