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LEONI PER...AGNELLI – Sicuri che già volete fare il funerale ad una squadra come la Juventus? Ecco come Pirlo casca nella trappola di Gattuso. “Complimenti” a chi non ha capito le sue parole del post partita...

di Redazione TuttoJuve

Ho scritto e riscritto almeno dieci volte l'attacco di questo “Leoni per Agnelli”.

Scritto e riscritto perché ci sono talmente tante cose da dire che è persino complicato classificarle per importanza. 

Volevo cominciare dalle eccessive critiche rivolte dai tifosi alla Juventus a fine gara, ma credo che sia più opportuno, essendo stato testimone oculare in uno stadio reso di ghiaccio dal soffio di Burian, cominciare dall'analisi della partita.

Partiamo dal tranello preparato da Gattuso. Rino lascia trapelare la formazione quasi con un giorno d'anticipo: 4-2-3-1, la più offensiva possibile, si prova l'all-in, prendere o lasciare. Bere o affogare. Tutto per tutto. L'indiscrezione di due giorni prima prende sempre più corpo, si trasforma in indiscrezione e si tramuta presto in notizia. Ecco che cambiano anche i piani di Andrea Pirlo che avrebbe voluto aggredire il Napoli e andarsi a prendere il risultato, cambiando la strategia risultata vincente contro Roma e Inter, ma poi, davanti a questa “dichiarazione di guerra” di Gattuso, il tecnico della Juventus cambia e decide di mettere in piedi il muro anche al Maradona, per poi far male una difesa, quella partenopea, resa potenzialmente vulnerabile dalle tante assenze. 

Eccolo il tranello. Perché Gattuso in effetti ha schierato il 4-2-3-1, ma l'atteggiamento era antitetico alla formazione: quando la Juventus partiva con la costruzione del gioco da dietro, nella speranza di attrarre il Napoli, si rendeva conto che quell'aggressione non c'era, la pressione neppure, gli azzurri erano in assetto da battaglia ma chiusi in trincea, il guaio è che, nel frattempo, Pirlo, non fidandosi del suo amico Rino, aveva deciso di affidarsi a Danilo e Bernardeschi sul lato sinistro, lasciando McKennie in panchina per restare più accorto con Bernardeschi e Rabiot centrali. Lenti e prevedibili senza le incursioni dell'americano. Quindi la Juventus si è trovata con la necessità di cambiare strategia senza avere gli uomini per farlo. Ecco che la manovra bianconera è sembrata lenta, prevedibile, impacciata, addestrata a ripartire su spazi che in realtà, a dispetto della formazione che c'era di fronte, non si trovavano. Al Napoli non restava che fare esattamente quello che avrebbe voluto fare la Juventus, con gli uomini giusti per farlo: riparto in contropiede appena mi vieni ad attaccare. Il tutto con scarsissima pericolosità e non sarebbe arrivato il gol se non ci fosse stato il regalo di Chiellini. 

E qui mi prendo una pausa dalla cronaca dei fatti concentrandomi sulle parole di Pirlo.

Ho notato che l'italiano non è per tutti, e che per tanti sarebbe necessario fare un corso accelerato di “comprensione del testo”. E finché a non capire sono i tifosi, ci può stare. Ma quando a non capire sono i “giornalisti” o pseudo tali, allora c'è da farsi cascare le braccia a terra.

Pirlo non si è lamentato in sé per il calcio di rigore ricevuto, ha semplicemente (e giustamente) evidenziato cosa sarebbe accaduto a parti invertite. L'errore di Chiellini c'è, il rigore pure, anche se si percepisce che il capitano della Juventus colpisce l'avversario più per maldestro piazzamento che per volontà vera di colpire. Il danno c'è, l'intervento è puibile, c'è il Var e il rigore è assegnato. Stop. Quello che ha precisato Pirlo è che se lo avessero dato alla Juventus probabilmente sarebbe caduto di nuovo il governo. E chi lo nega è disonesto.

Torniamo al rigore giustamente assegnato: il Napoli lo vince lì, dal dischetto. Perché dopo questo tiro, non accade più nulla dalle parti di Szczęsny, tanto che Tek passa il tempo a fare esercizi di stretching mentre, nel secondo tempo, la Juventus mette in scena una sorta di tiro al bersaglio contro una porta che sembra stregata. Nella ripresa, infatti, la Juventus innesta Alex Sandro, McKennie e Kulusevski e cambia marcia. Corre, pressa, sale, costringe il Napoli nella propria metà campo, ma lo fa in maniera confusa e frettolosa e, soprattutto, tardiva. Quarantacinque minuti sono stati regalati, Pirlo è cascato nella trappola di Gattuso, aggiungiamoci un po' di inevitabile stanchezza mentale e la frittata è fatta.

Ma per fare i funerali c'è sempre tempo. Lo dimostra il Milan qualche ora dopo. E se neanche l'Inter dovesse vincere, domenica con il derby di Milano e Juventus-Crotone, tutto potrebbe riaprirsi, a patto che non si commettano più errori. Ma, abbiate pazienza, se si è giocato mille bonus un allenatore 60enne capitato per caso sulla panchina della Juventus nella passata stagione, concedete qualche bonus anche ad un allenatore neofita alla sua prima esperienza. 

Una cosa obiettivamente certa: ora dipende soprattutto da Inter e Milan e in misura molto minore dalla Juventus. Ma il campionato è lungo e particolarmente strano....

Troppo presto per fare funerali, soprattutto quando si parla di Juventus...

Vincenzo Marangio – Radio Bianconera

Twitter - @enzomarangio


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