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LEONI PER...AGNELLI – Il senso delle parole di Paratici e il perché la Juventus non è spaventata dagli alti e bassi di questa stagione. La vittoria contro lo Spezia non spazza i dubbi ma vale tre punti...

di Redazione TuttoJuve

Non fatevi portare fuori strada dalle parole di Paratici: per la Juventus vincere è sempre, e ancora, l'unica cosa che conta. Semplicemente vincere non è l'unica strada per continuare a vincere. Concetto cervellotico ma, in fondo, semplice da capire.

La Juventus viene da 9 scudetti di fila, e, dopo la vittoria della Supercoppa in finale contro il Napoli, questo è il decimo anno in cui arriva almeno un trofeo. È stato stracciato ogni record, l'asticella è stata portata talmente in alto che ci vorranno le capriole per anni e nessuno riuscirà a raggiugerla o sollevarla; ma per arrivare a fare ciò, la Juventus ci ha lavorato molti anni prima di riuscirci. Da quando nel 2006 venne retrocessa per la vicenda di Calciopoli, da quando in Serie B la Juventus imparò ad avere la fame delle provinciali valorizzando la sua tecnica su campi in cui la tecnica poteva non bastare.

Questi straordinari anni di vittoria sono cominciati nel marzo del 2008 quando il consiglio di amministrazione della Juventus deliberò il rifacimento del Delle Alpi e la nascita dell'attuale Allianz Stadium. Perché se è vero che vincere aiuta a vincere, prima di mettere in piedi questa equazione, c'è bisogno di costruire. Ecco da quanto lontano nasce ciò a cui stiamo ancora assistendo. Ecco perché Paratici ha detto “Purtroppo agli occhi di chi non è di calcio conta solo vincere, per raggiungere un risultato però servono tanti fattori tra cui lavorare bene”. Prima di vincere e mettere in piedi cicli storici, bisogna lavorare bene dietro la scrivania e nella programmazione.

Sia chiaro, il sottoscritto è consapevole quanto voi che questa estate si sia sbagliato qualcosa sul mercato, che la rosa sia incompleta benché competitiva, eccetera, eccetera, eccetera.

Ma chi conosce davvero la storia della Juve non può che avere fiducia in un presidente che ama programmare partendo da lontano, scommettendo sullo stadio quando gli altri ritenevano fossero soldi buttati, o magari scommettendo sull'allestimento di una settore giovanile di livello, la famosa squadra B, l'Under 23 che sta diventando serbatoio della Juventus di oggi e progetto concreto di quella del domani, laddove gli altri hanno abbandonato sul nascere il progetto delle seconde squadre. Con la stessa lungimiranza, Agnelli ha già fatto i conti con il Covid, in senso economico, facendosi un quadro drammaticamente chiaro “riteniamo che la perdita complessiva di questi due anni per la nostra industria sia fra i 6,5 e gli 8,5 miliardi di euro”. È un caso che a Barcellona si viva il punto più complicato della storia del club catalano? Con l'arresto addirittura di Bartomeu? È un caso che Suning si stia affrettando a vendere l'Inter nell'anno in cui gli investimenti miliardari stanno portando verso lo scudetto? È un caso che anche la Fiorentina di Commisso si stia concentrando sulla costruzione di un centro sportivo? E che Pallotta sia scappato da Roma appena capito che lo stadio non glielo avrebbero mai fatto fare? Nessun caso. Agnelli aveva previsto che serviva lo stadio di proprietà per trovare nuovi ricavi, che poi bisognava piano piano crescere costruendo una cittadella tutta per la Juventus, poi acquistare un Hotel, investire nell'Under 23, dare vita alle Women, acquistare il miglior giocatore del mondo (Ronaldo) per inseguire la Champions e soprattutto innalzare il valore del marchio Juventus. Spendere soldi per fare soldi. E ora, a rischio di perdere gran parte del vantaggio costruito negli anni, puntare tutto sul proprio settore giovanile con un allenatore a cui sarebbe bastato lavorare con il “materiale” a disposizione, per contenere i costi e valorizzare il prodotto interno.

Il quadro è questo qui.

In questo quadro la Juventus sta affrontando questa stagione dovendosi ricostruire e facendo i conti con una serie incredibile di infortuni che hanno complicato il lavoro ad un allenatore alle prime armi, mettendo in salita il processo di costruzione d'identità. E nonostante questo è arrivato un trofeo, una finale di Coppa Italia da giocarsi contro l'Atalanta, un Quarto di Champions da superare e un primo posto ancora matematicamente raggiungibile.

Quindi abbiate pazienza se contro lo Spezia questa Juventus non ha brillato, serviva la vittoria? La vittoria è arrivata in una squadra in costruzione e con mille difetti da sistemare in anni economicamente terribili, ma non fraintendete le parole di Paratici: per la Juventus vincere è ancora  l'unica cosa che conta ma “per raggiungere un risultato servono tanti fattori tra cui lavorare bene..”.

Spero sia più chiaro il quadro adesso e cosa s'intenda per “tanti fattori” e “lavorare bene”.

Alla fine dell'anno, poi, si tireranno le somme, sperando di non doverlo fare a stagione in corso, ma la Juventus è già proiettata nel futuro, più di quanto non lo è chi adesso sembra avanti ma in realtà è un passo indietro...

Vincenzo Marangio – Radio Bianconera

Twitter - @enzomarangio


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