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LEONI PER...AGNELLI – Il coraggio di Perez e Agnelli e l'errore strutturale della Super Lega. La vera etica da seguire e le assurde accuse a Juve, Milan e Inter di condizionare un campionato che comandano da 70 anni...

di Redazione TuttoJuve

Dalla sconfitta immeritata contro l'Atalanta di domenica scorsa, alla vittoria sofferta di questo mercoledì contro il Parma sembra essere passato un anno e non tre giorni. Tanto che quasi non ci si ricordava più di quanto accaduto a Bergamo e quasi ci si era dimenticati ci fosse il turno infrasettimanale del campionato di Serie A. Un “anno” in cui la società Juventus, nella persona del presidente Andrea Agnelli, ha incassato un pesante colpo, finendo nel vortice di un violento qualunquismo nazional popolare. Una lotta di classe da parte di ricchi travestiti da poveri, appoggiati da una stampa condizionata e una popolazione traviata, male informata, fomentata e, infine, strumentalizzata.

Il pomo della discordia è la nascita della Super Lega, un progetto ambizioso ma costruito troppo in fretta, perché il collasso di sistema ne ha richiesto una velocizzazione che ha tratto in errore la macchina organizzativa rendendola attaccabile e smontabile in 48 ore.

Una Super Lega a cui avrebbero dovuto partecipare soltanto Juventus, Milan e Inter, accusate di rischiare di monopolizzare la Serie A....

Quella Serie A che negli ultimi 70 anni ha visto Juventus, Milan e Inter dividersi 57 scudetti, lasciando le briciole (13 titoli) a 9 squadre diverse. Una vera e propria oligarchia che, tranne rari momenti eccezionali, ha visto lo strapotere di pochi (tre) importanti club, nettamente superiori a tutti gli altri per potenza economica, tradizione e organizzazione. Tre squadre sole al comando per 70 anni, eppure sembra che nessuno se ne sia accorto al punto da accusarle di alterare gli equilibri della Serie A.

Quali equilibri?

La differenza tra ricchi e poveri c'è sempre stata anche quando ci riempivamo la bocca parlando del nostro campionato come il più bello del mondo. L'unica vera zona di passaggio tra un calcio romantico e un calcio moderno avvenne nel dicembre del 1995 con la “sentenza Bosman” che sancì la possibilità per i calciatori di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, dando di fatto il via alla nascita dei procuratori, stabilendo tra l'altro l’abolizione del tetto al numero di calciatori comunitari nelle rose.

In pratica dal questa sentenza accadde che: la figura dei procuratori cominciò ad incidere nella libera circolazione dei calciatori, gravando sulle casse dei club fino ad incidere in maniera sempre più pesante sui bilanci; e i giovani calciatori italiani trovarono una forte concorrenza dai calciatori stranieri che portavano con sé il fascino dell'esotico.

Ma dal 1995 ad oggi 22 scudetti su 24 se li sono continuati a dividere Juventus (13), Milan (4) e Inter (5), il tutto intervallato dallo scudetto della Roma che, per interrompere un digiuno lungo 18 anni, si indebitò al punto che alla fine del 2003 si ritrova con circa 665 milioni di debiti accumulati, e quindi costretta a ristrutturare aprendo la porta a Capitalia (poi assorbita da Unicredit).

L'altra pausa dall'oligarchia Juve, Milan e Inter c'era stata l'anno prima, quando nella stagione 1999/2000 vinse lo scudetto la Lazio di Cragnotti, la cui presidenza culminerà nel 2002 con il default di nove bond per un totale di 1,125 miliardi di euro. Cragnotti fu invitato a mettersi da parte e a lasciare le sue imprese, compresa la Lazio, nelle mani delle banche. Nel 2003 viene inserito nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, con l'accusa di bancarotta fraudolenta.

Dall'intervallo dello scudetto delle romane ad oggi, il titolo di campione d'Italia è stato un affare per tre. Sempre le stesse. Quelle che ora, pronte a partecipare alla Super Lega poi decaduta in due giorni, erano state accusate di rischiare di monopolizzare a suon di successi la Serie A.

Ma di cosa stiamo parlando?? Demagogia e cecità assoluta.

Il calcio è romantico per i ragazzini che sognano un domani di diventare calciatori, mentre dalle scuole calcio escono sempre meno felici, perché quelli che dovrebbero essere addestratori di tecnica, si dilettano a sentirsi “piccoli Guardiola” insegnando la tattica sin dalle scuole calcio.

Quei ragazzi che sognano i grandi campioni, e li emulano anche se non giocano nella propria squadra del cuore. Perché, in fondo, l'attaccamento al calcio delle maglie, dei capitani per come lo ricordavamo noi della generazione precedente alla “sentenza Bosman”, non appartiene alle nuove generazioni abituate a vedere i campioni baciare una maglia per moda e non per amore. 

Ma è più facile fare demagogia sul romanticismo e la passione che accettare il cambiamento e andargli incontro.

La Super Lega era nata soprattutto come escamotage da parte dei club più amati di salvarsi da errori di gestione che hanno creato indebitamenti?

Si, è vero. E non è giusto, perché la meritocrazia deve conservare sempre la sua parte, ma se ad arricchirsi saranno le federazioni che si dimostrano incapaci di suggerire vie nuove e soluzioni per salvare i club dei sogni, e sfruttarne l'appeal e la forza di spesa che, a sua volta, permette la crescita delle realtà minori, allora il calcio non si salverà. A salvarsi saranno i tanti, troppi presidenti che si adagiano come zavorre su un sistema che li premia invece di spingerli a crescere.

Si chiama rischio d'impresa e voi insultate pure i Perez e gli Agnelli di turno, ma finchè ci sarà chi prova ad andare incontro al cambiamento anche per tornaconto personale, allora ci sarà speranza.

Molta di più che affidarsi alla demagogia di pagliacci che non conoscono neanche l'etimologia della parola ETICA.

Vincenzo Marangio – Radio Bianconera

Twitter - @enzomarangio


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