De Rossi vuole esultare sotto la curva
Se segno, esulto sotto la curva della Juve». Daniele De Rossi accende la vigilia con una frase destinata a far discutere, rispondendo al vecchio paragone di Luciano Spalletti che lo aveva accostato a Carlo Mazzone. Parole che raccontano molto più di una semplice rivalità: dietro c’è un legame profondo, umano e professionale, costruito negli anni condivisi alla AS Roma.
Il tecnico del Genoa CFC parla con il cuore del suo rapporto con Spalletti, definendolo molto più di un allenatore: «Per me è una persona fondamentale, quasi di famiglia. Non lo vedo solo nella sfera professionale, ma soprattutto personale». Un legame rafforzato dalle esperienze comuni tra il 2005 e il 2009 e poi nel 2016, anni che De Rossi considera «tra i più belli della carriera».
Non manca l’elogio tecnico: «Calcisticamente è fenomenale». Una stima totale, costruita tra campo e vita privata, fatta di consigli, vicinanza e affetto reciproco che dura ancora oggi.
Tornando al confronto con Mazzone, De Rossi svela un retroscena curioso: «Ho esordito come raccattapalle proprio con lui in panchina. Era capace di trascinare uno stadio intero». Un paragone che l’ex centrocampista accoglie come un onore, considerando il carisma e la storia dell’allenatore.
Domani il Genoa affronta la Juventus FC in una gara che pesa molto più dei numeri. I rossoblù non vincono in casa bianconera da 35 anni, ma De Rossi evita calcoli: «Siamo alla ricerca di punti. È inutile fare tabelle o proiezioni».
Nonostante le difficoltà — con l’assenza di Norton-Cuffy e il rientro di Baldanzi — il messaggio è chiaro: «Chiedo coraggio ai miei giocatori».
Il tecnico punta tutto sull’atteggiamento: niente paura, ma consapevolezza di affrontare una squadra storicamente ostica. L’idea è semplice quanto ambiziosa: giocarsela fino in fondo, senza partire battuti.
La sensazione è che la corsa salvezza (o piazzamento) si deciderà sul filo, e ogni punto potrà fare la differenza. E se davvero arrivasse un gol… occhi alla curva. Lo riporta Gazzetta.