Mai schiavi del risultato, diceva Luis Enrique a Roma. È durato quanto un gatto in tangenziale. Sarebbe la cosa migliore per la Juventus, ma quanto conta il risultato sportivo a oggi?
“Mai schiavi del risultato!”. Nel novembre 2011, quindici anni fa - e fa anche fatica nonché specie anche solo pensarlo - i tifosi della Roma scrivevano così in una coreografia. In panchina c'era quel genio di Luis Enrique, scelto per dare un nuovo corso ai giallorossi. Che fosse divertente, che desse centralità. E poi che vincesse, ma sembrava quasi fosse una naturale conseguenza. Tutti quanti stringendosi a corte, essendo pronti alla morte, la Roma chiamò. Esattamente quello che sta succedendo con la Juventus di Luciano Spalletti. Il cui quarto posto non è sicuro - mentre un anno fa era quasi necessità di vita o di morte - e che può scegliere addirittura il rinnovo. Annuale, con stipendio più alto. Biennale, ma con una decina di milioni in banca.
Può anche essere legittimo. Ma quanto è durato Luis Enrique a Roma? Uno può essere anche convinto di continuare sull'anno uno invece che sull'anno zero (sarebbe ora) però chiunque fa l'allenatore della Juventus è schiavo del risultato. Almeno era così fino a qualche anno fa, quando il motto era "Vincere è l'unica cosa che conta". Quindi fa piacere che ora ci sia meno isteria sull'allenatore, meno che si possa diventare un'operazione di divertimento per le avversarie. Luis Enrique ha vinto con il Barcellona, la Champions, quando era praticamente ingiocabile. Lo ha rifatto con il Paris Saint Germain ringraziando Donnarumma che ha cestinato poco dopo, contento lui.
Però, ora rispetto a quindici anni fa, la sensazione è che il risultato sportivo conti meno. Molto meno. Troppo meno. Se arrivi al quarto posto in classifica è una stagione da minimi termini - sempre considerando che sei la Juventus - se non ci arrivi è peggio che non vincere trofei. Quindi delle due l'una: è meglio un quinto posto ma l'anno prossimo la sensazione di vincere (o di giocarsi la possibilità) tutto? Perché, al secondo anno di fila, la Juve è fuori da tutto a fine febbraio. Certo, dodici mesi fa contro l'Empoli in Coppa Italia e senza nessun avversario per il quarto posto se non la Roma che era in zona retrocessione fino a dicembre... Un anno fa non c'erano avversari, ora sì. Ma può bastare per cambiare così la sensazione?
Elkann diceva di volere vincere a metà agosto 2025. Sarebbe bello sapere come.