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2006-2026, solo ora condannano tutti il ventennio nero (azzurro) del calcio italiano. Il cambio di sistema ha giovato a una sola società: ecco le prove. Memorandum Gravina: spunta il giallo Chinè...

di Luigi Schiffo

Ah, quindi non erano gli juventini complottisti-vittimisti. Non era una loro noiosa e ripetitiva litania. Adesso si svegliano tutti: il 2006 è stato l’anno della svolta negativa per il calcio italiano. Da allora si è instaurato un sistema che ha impoverito il campionato e la Nazionale. Lo ha detto persino il presidente dell’Inter Marotta l’altro giorno. La cosa straordinaria è che la gran parte dei soloni che animano il dibattito pallonaro si ferma lì. Non ce la fanno proprio a concludere il ragionamento: Farsopoli è stata un’operazione finalizzata ad azzerare la Juventus, che però era il ramo su cui il calcio italiano era seduto. E siccome quel ramo si stava nuovamente rinforzando (nove scudetti consecutivi e guarda caso la Nazionale che torna a vincere un Europeo dopo più di 50 anni sull’asse Bonucci-Chiellini-Chiesa), ecco pronto il secondo azzeramento.

Come ha dichiarato Fabio Paratici ora alla Fiorentina: “La Juve era vent’anni avanti a tutti, altro che plusvalenze. Nel processo sportivo non ti puoi difendere, in quello penale non si parlava nemmeno di plusvalenze gonfiate, ma di un principio contabile mai visto prima”.

Si attende sempre che il Tribunale Europeo si pronunci a tal proposito (e a proposito del 2006). E visto che lo ha notato persino il presidente dell’Inter, perché qualcuno dei soloni di cui sopra non gli chiede qual è l’unica società a cui è veramente giovato il cambio di sistema passando da uno a sei (probabilmente sette) scudetti vinti in vent’anni, nonché uscendo indenne da rapporti pericolosi, bilanci “emozionanti” e proprietà fumose? E questi soloni dov’erano in questi vent’anni? Perché sono riusciti a dire una verità tanto evidente solo a regime barcollante?

Non era chiaro che nel ventennio 1986-2006 l’Italia ha vinto 5 Champions (una la Juve, quattro il Milan), per altro con l’unica finale tutta italiana del 2003, e con altre 4 finali perse (due dalla Juve e due dal Milan)? Non era chiaro che invece nel ventennio successivo sono arrivate solo due Champions (Milan 2007 e Inter 2010) e negli ultimi 16 anni nessuna?

Non era chiaro che nel ventennio precedente sono arrivate in Italia 8 Coppe Uefa (distribuite tra Napoli, Juve, Inter e Parma), con ben 4 finali tutte italiane? E che invece nell’ultimo ventennio sono arrivate un’Europa League (Atalanta) e una Conference League (Roma)?

Non era chiaro che la Nazionale era arrivata terza nei Mondiali 90, seconda ai rigori nel 94, fuori ai quarti ai rigori nel 98, agli ottavi nel 2002 con la decisiva collaborazione dell’arbitro Byron Moreno (poi arrestato qualche anno dopo per traffico internazionale di stupefacenti), prima di laurearsi campione nel 2006? Invece dal 2010 in poi ha messo insieme la miseria di due partecipazioni ai gironi mondiali, l’ultima 12 anni fa?

Non era chiaro che Andrea Agnelli stava lanciando un allarme super circostanziato nel 2012, chiedendo una svolta (stadi, seconde squadre, settori giovanili, ecc…) e che invece è finito impallinato? Non era chiaro che nelle 900 pagine di Roberto Baggio del 2011 c’erano indicazioni fondamentali, che invece sono finite nel cestino? Dov’erano opinionisti e addetti ai lavori?

Bene, ora che un po’ tutti hanno deciso di studiare la storia invece di alimentare il “sentimento popolare”, che si ponga rimedio a questo strazio,  a partire da un ribaltamento della prospettiva: il centro deve tornare ad essere il campo, lasciando da parte il tavolino, la Procura Federale e le poltrone, grandi protagonisti dal 2006.

A proposito di Procura Federale, come mai nel memorandum di fine mandato di Gravina non c’è traccia dell’operato da Giano Bifronte di Chiné, inquisitore con qualcuno, non vedente con qualcun altro? Già che si affronta la questione “rifondazione del calcio italiano”, facciamo che la Procura Federale non sarà mai più una “clava per colpire gli avversari politici” (come disse l’onorevole Berruto in Parlamento)? Qualunque sistema che voglia essere solido e in grado di riportare il calcio italiano ai fasti di un tempo non può prescindere dalla parità di trattamento (in campo, a Lissone e nei palazzi) e dalla valorizzazione dell’eccellenza, anziché dal suo affossamento per compiacere chi rincorre ed è amico di chi comanda in campo politico.


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