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Gli eroi in bianconero: Gilberto NOLETTI

di Stefano Bedeschi

Chissà quanti si ricorderanno di questo difensore – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – che Amaral converte sin dall’inizio al suo 4-2-4 di tutto stile brasiliano? Al profano il modulo richiama prima di tutto confusione di numeri e di ruoli, a qualche tecnico pure, ma la Juventus formato sudamericano per un bel po’ è accattivata dalle trovate esotiche del suo trainer e la concorrenza guarda con curiosità, ma anche con una certa dose di rispetto, questa squadra che ha i centromediani interscambiabili e il terzino sinistro con il numero sei, Noletti il più delle volte. Manco a farlo apposta, l’ex milanista interpreta il ruolo come il suo allenatore desidera, vale a dire con grinta ma anche con fantasia, sapendo adattarsi al rivoluzionario marcamento a zona, che per i teorici del catenaccio a oltranza rappresenta una specie di pugno nello stomaco. Quattordici presenze totalizzerà alla fine di quel torneo atipico come le trovate di Amaral. L’esordio in bianconero è dei più felici; la squadra va a gonfie vele dopo un brutto inizio, Inter e Bologna dividono con la Juventus il primato in classifica. Il 25 novembre 1962, al Cibali di Catania, i rossoazzurri etnei sono travolti dalla Juventus, nonostante la giornata negativa di Del Sol; finisce 5-1 e Noletti ha avuto una parte considerevole nel successo, giocando con disciplina e senso tattico encomiabile.
La conferma arriva quindici giorni più tardi, sempre in Sicilia; la Juventus non vince solo perché l’arbitro concede ai rosanero un goal che Borjesson ha segnato in evidente fuorigioco. Stavolta, a fianco di Noletti, gioca un altro ragazzo di belle speranze, Sacco Giovanni si chiama e ne risentiremo parlare, anche se non sempre bene. La brutta giornata di San Siro (0-1 con i neroazzurri) è il primo passo falso di rilievo nella lotta per il titolo ma Noletti se la cava bene con Jair, giocatore inafferrabile dal dribbling assurdamente sghembo. Così, infatti, lo giudica un giornale dell’epoca: «Può vantarsi di aver reso dura la vita a Jair, che costituisce una vera e propria impresa».
Segna anche un bel goal, nella vittoria casalinga contro il Genoa (2-0, il 20 gennaio 1963), lasciandosi andare a un piccolo sfogo: «Forse era proprio necessario che segnassi – esclama nel dopo partita – perché qualcuno si accorgesse che c’ero anch’io, e perché smettessero di farmi piovere addosso tante critiche. Sono particolarmente contento anche per questo motivo».
Gli nuoce, forse, il fatto di essere alla Juventus soltanto a titolo di prestito per un anno; così, quando si approssima la fine della stagione e lo scudetto è oramai all’Inter, gli capita di dover cedere il posto a qualche compagno. Comunque, il commiato dai tifosi juventini è uguale al debutto coronato, in altre parole, da una prestazione più che buona nella vittoriosa partita casalinga contro il Vicenza (2-0).
Di lui si tornerà a parlare e bene, a dire il vero, in rossonero, anche se non fu molto fortunato; infatti, schierato titolare nel Milan, subì una serie di gravi infortuni, ultimo fra tutti la rottura dei tendini che, a soli venticinque anni gli spezzarono la carriera ad alti livelli, non solo nel Milan ma anche in Nazionale.

 


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