Spalletti e l’evoluzione della Juve
L’arrivo della Juventus in Sardegna riporta alla memoria storie che sanno di Scudetto. L’omaggio a Gigi Riva, cinquant’anni dopo il suo ultimo gol in Serie A (Cagliari-Como 1-0, 11 gennaio 1976), è doveroso e carico di significato. Luciano Spalletti, in piena rincorsa e protagonista di una crescita esponenziale, ha ormai indicato la Champions Leaguecome obiettivo concreto.
La Juve si è appena issata al quarto posto, condiviso con la Roma. Prudenza e saggezza restano parole chiave alla Continassa, ma un altro successo potrebbe proiettare i bianconeri nella scia di Inter, Milan e Napoli, con lo scontro diretto già in programma domenica prossima allo Stadium. Prima, però, il test di Cagliari, poi il duello con Antonio Conte dopo la sfida europea contro il Benfica di José Mourinho.
Gennaio e un calendario più favorevole hanno prodotto una svolta evidente, ora da certificare nel breve periodo. Di Scudetto nessuno parla apertamente, sarebbe prematuro, ma l’impatto dell’ex Ct è sotto gli occhi di tutti: risultati, gioco e identità. A questo punto, la distinzione tra ambizione e realtà diventa sempre più sottile.
Spalletti e l’evoluzione della Juve
Spalletti vive di calcio, lo studia di notte al JHotel, rivede partite e trae spunti da tutti, da Fabregas ad Allegri, perché i modi di vincere sono molti. Nel frattempo ha trasferito rapidamente la propria identità alla squadra.
I numeri parlano chiaro: sei vittorie e un pareggio nelle ultime sette gare, coppe comprese. Cinque gol alla Cremonesedopo il 3-0 al Sassuolo al Mapei, senza subire reti, perché l’equilibrio difensivo è diventato centrale. Senza l’inciampo di Lecce, complice il rigore fallito da David, la classifica sarebbe ancora più brillante: meno uno dal Napoli.
L’unica sconfitta della gestione Spalletti resta quella del 7 dicembre al Maradona. Da lì in poi, la Signora ha preso il volo, mettendo sotto anche Bologna e Roma, non solo le cosiddette piccole.