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Rivera: "Italia, mi sono proposto ma non mi hanno ascoltato. Hanno preferito premiare giocatori che scommettevano"

di Alessandra Stefanelli

Dopo l’ennesima esclusione dell’Italia dal Mondiale, la voce di Gianni Rivera torna a farsi sentire con forza. Intervistato dal quotidiano spagnolo As, l’ex numero 10 del Milan non usa mezzi termini e si dice pronto a contribuire alla rinascita del calcio azzurro, oggi in evidente difficoltà.

“Ora bisogna ricostruire, ma serve la presenza di persone che sappiano muoversi in questo mondo. Ho già un programma pronto e sono qui se serve. Bisognerà vedere cosa diranno Abodi e Buonfiglio. Se qualcuno mi ha contattato? Ultimamente non mi hanno chiamato, sinceramente. Mi sono proposto, ma non hanno voluto ascoltarmi”. Parole che raccontano non solo la volontà di aiutare, ma anche una certa distanza tra le istituzioni e chi, come Rivera, ritiene di poter offrire competenza ed esperienza.

L’ex campione insiste su un approccio concreto: “Se qualcuno mi chiamasse, il mio metodo è semplice. Vado lì, guardo la situazione e poi, con calma e con l'aiuto di esperti, faccio le analisi necessarie per salvare il calcio italiano”. Una visione basata su programmazione e competenze, lontana da improvvisazioni.

Il punto centrale resta la qualità: “Bisogna prendere persone di altissimo livello. Serve qualità, che è mancata. Bisogna affidarsi a chi sa. Non a chi considera il calcio marginale nella propria vita, anche se poi vuole far credere il contrario. Bisogna stare attenti”.

Infine, una critica alla gestione recente: Premiare giocatori che scommettevano contro sé stessi... Ma non è semplice trovare giocatori di alto livello. Bastava un buon commissario tecnico”.


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