Nesti: “Vorrei le telecronache ad una sola voce, in alto”
Carlo Nesti, tramite Facebook, ha parlato delle telecronache attuali che vengono fatte durante le partite di calcio:
VORREI LE TELECRONACHE AD UNA SOLA VOCE, IN ALTO,
2 GIORNALISTI VICINO ALLE PANCHINE
E GLI OPINIONISTI PRIMA, NELL'INTERVALLO, E DOPO LA PARTITA
Rinaldo Morelli, dopo 6'50" del suo intervento, mi ha omaggiato di un grande complimento. Io lo ringrazio, e ne approfitto per ricordare io mio pensiero sulle telecronache.
COSA PENSO
Se avessi potuto continuare il mio cammino di telecronista, come mi sarei comportato?
Beh, intanto ricordo a quelli che non lo sanno, che dal marzo 2010, addirittura un giorno dopo avere lasciato la Rai, fino al dicembre 2010, io ho lavorato per Dahlia, una televisione di proprietà svedese, che sembrava avere i mezzi oggi accreditati a Sky o Daz.
Massimo Caputi era il numero 1, e io ero il numero 2, ma quella volta ero veramente il numero 2, e non più giù nella gerarchia.
Destino ha voluto che, a dicembre, contro qualsiasi previsione, Dahlia chiudesse i battenti.
È chiaro che, in questi 15 anni, mi è capitato di riflettere sulla evoluzione delle telecronache, e di scrivere idealmente una mia storia di questo specifico dell'informazione sportiva. Mi sono accorto che ogni epoca del calcio ha avuto bisogno di telecronache diverse.
Se oggi andassero in onda quelle di Nicolò Carosio e Nando Martellini, i giovani si lamenterebbero del fatto che vengono lasciate lunghe pause, durante la partita, anche perché agivano da soli, senza una spalla.
Con Bruno Pizzul, abbiamo cominciato ad ascoltare le telecronache non solo tecniche, essendo Bruno un ex calciatore, ma anche passionali.
Perciò, per me rimane con Giuseppe Albertini della televisione svizzera, la massima espressione delle telecronache di calcio. Il compromesso storico fra il vecchio e il nuovo.
Negli anni 90, la TV commerciale, in particolare Mediaset, ha imposto il modello delle telecronache a due voci. La Rai si è adeguata, e anche le televisioni satellitari hanno fatto lo stesso, come se non esistesse una formula alternativa.
Io ritengo che i telecronisti giovani di oggi siano, mediamente, molto più preparati di quelli della mia epoca, perché esistono una specializzazione e una competenza, supportati dalla tecnologia e da Internet, che allora non esistevano.
Gli orizzonti si sono allargati, e il calcio internazionale, che negli anni 70 era ancora alla portata di pochi, è diventato materia alla portata di tutti.
Detto questo, mi permetto di dire la mia, anche perché, se no, l'articolo non sarebbe interessante.
In queste telecronache a due voci, con un giornalista e un opinionista, in genere un ex allenatore o un ex giocatore, credo che a volte le telecronache diventino delle radiocronache, nel senso che si parla continuamente, per il solo fatto di essere in 2. E ho notato mille volte come quella che rimane la “sacralità”, tra virgolette, del gioco in televisione, possa essere violata da un eccesso di verbosità.
In particolare, non mi piacciono le circostanze, in cui l'opinionista prende la parola dopo un episodio rilevante, e mentre si riferisce ancora all'episodio precedente, ha la sfortuna di parlare su un rapido capovolgimento di fronte, quando la palla magari è già vicina all'area avversaria, per cui la prima voce è costretto a interromperlo. Si dà una sensazione al pubblico di scarso affiatamento.
Inoltre, ritengo sbagliato usare le statistiche a gioco in corso, perché esiste l'opportunità di leggerle, comunque a piccole dosi, durante le pause della partita.
Proprio per questo motivo, sicuro come tante altre volte di essere un romantico ma perdente Don Chisciotte contro i mulini a vento tento, vi dico, se dipendesse da me, che tipo di telecronaca mi piacerebbe sperimentare. Ma non sono mai stato il direttore neanche di me stesso…
Un telecronista in alto, in tribuna, destinato a seguire il gioco, lasciando le pause fra un passaggio e l'altro, per far vivere anche alla gente a casa gli effetti dello stadio.
Poi 2 altri giornalisti vicini alle panchine, per anticipare le mosse dei due allenatori.
Infine, gli opinionisti impiegati prima, nell'intervallo e dopo gli incontri, perché in quelle circostanze avrebbero veramente l'opportunità di essere valorizzati, con le telecamere sui loro volti, catturando quell'attenzione del pubblico, che non si può avere a gioco in corso.
Il bello del web è potere fare in modo che tutti riescano ad illustrare i loro progetti, con la speranza di essere ascoltati da qualcuno".