Mourinho rinnega se stesso: «Se la Juventus mi chiamasse accetterei. Anche se qui mi fischiano»
Mourinho rinnega se stesso: «Se la Juventus mi chiamasse accetterei. Anche se qui mi fischiano»
Lo Special One allo Stadium sorprende tutti: “Allenare la Juve oggi è un’eventualità”
C’è stato un tempo in cui allenare la Juventus, per José Mourinho, era semplicemente impensabile. Come giocare a calcio con le mani. Lo disse lui stesso, quindici anni fa, in un’intervista all’emittente spagnola Cope: un’eresia, un peccato calcistico.
Oggi, però, qualcosa è cambiato. E il cambiamento prende forma proprio nello Stadium, lo stadio che lo ha sempre accolto con una pioggia di fischi e che stasera lo ritrova sulla panchina avversaria, alla guida di un Benfica spalle al muro in Champions League. Mourinho sorprende tutti e rinnega se stesso: allenare la Juventus non è più un tabù, ma un’eventualità. Lo riporta Gazzetta.
«Se in futuro mi chiamassero a Torino? Certo che accetterei. Direi di sì», confessa lo Special One, spiazzando tifosi e addetti ai lavori. «Mi stupisco solo quando vedo allenatori con poca storia arrivare nei grandi club, non se Allegri va al Milan, Spalletti firma per la Juve o Gasperini viene scelto dalla Roma».
Mourinho, il Benfica e la Champions: vietato sbagliare
Il contesto rende tutto ancora più clamoroso. Il Benfica di Mourinho è a un bivio: nella prima fase di Champions League servono solo i tre punti per tenere vivo il sogno playoff di febbraio. Un altro risultato chiuderebbe, di fatto, ogni spiraglio.
«Contro la Juventus voglio vincere e basta – taglia corto Mourinho –. È chiaro che giocare bene ti dà più possibilità di arrivare al successo, ma qui conta solo il risultato». Pressione? Nessun problema. «Quando sai che valgono solo i tre punti non hai alternative né tempo per pensare ad altro».