La rivelazione dell'ex procuratore Pecoraro: "Marotta l'unico dirigente della Juve che esclusi dalle indagini sul bagarinaggio"
Su CRC è intervenuto l’ex procuratore della FIGC Giuseppe Pecoraro: "La separazione delle carriere tra arbitro e il var è necessaria poiché sono due posizioni che adottano due modalità di giudizio diverse: l’arbitro di campo è abituato all’azione veloce e rapida mentre chi si trova al Var deve giudicare la moviola, l’azione lenta. C’è una diversità di gioco, di velocità e di intensità che rendono diverso il tipo di visione da adottare. Bisogna specializzare chi si trova al var a giudicare un certo tipo di azione che si possono vedere da più inquadrature grazie all’uso delle telecamere.
C'è un ulteriore aspetto che condiziona le decisioni degli arbitri: le pressioni. Un arbitro che si trova ad arbitrare una partita importante si sente condizionato dalle decisioni che sono state prese in precedenza. Manganiello ha deciso di non concedere la doppia ammonizione a Ramon poiché, dopo gli errori di Massa a Genova, l’arbitro pensa che non può favorire di nuovo il Napoli a causa del rigore concesso la giornata prima in occasione della simulazione di Vergara, quindi rischia di sbagliare di nuovo.
Audio Orsato? A quei tempi chiesi la revisione di 5 o 6 episodi dubbi su cui era opportuno una rivalutazione. Solo uno di questi disponeva dell’audio. A quel punto mi sono chiesto se era mai possibile e qualche dubbio mi è sorto. La differenza tra arbitro e var passa attraverso una diversa abitudine di giudizio. Ci sono quattro aspetti che ci conducono alla separazione delle carriere. Sono d’accordo che il Var debba controllare gli episodi come quelli della doppia ammonizione, del fuorigioco o del fallo di mano che l’arbitro di campo potrebbe non averlo visto. Ho qualche dubbio sul fallo in area di rigore. Quest’ultimo può essere visto solo attentamente dall’arbitro di campo che è l’unico che ha la prontezza e la vera visione per giudicare quel fatto, non il var e il giudice del var. Aureliano potremmo trovarcelo ad arbitrare domenica. Bisogna capire che cosa deve fare il var e quando può intervenire. Quindi, dico: lasciamo all’arbitro di campo di giudicare i falli di rigore!
Gli unici poteri forti della Serie A sono quelli del Presidente della FIGC Gabriele Gravina. Nonostante abbiamo perso due mondiali, Gravina è sempre lì, ha i suoi appoggi ed è stato rieletto con il 98% dei voti e nessuno si prende le responsabilità di quello che succede. A questo punto, voglio chiarire che le scelte del commissario tecnico sono scelte collegiali che non dipendono da un unico soggetto. Io ho contribuito indirettamente alla scelta di Mancini come commissario tecnico, ma nella mente di Fabbricini c’era un altro allenatore, dopo di che lui fu convinto. In consiglio federale si decide tutto quello che riguarda il calcio, ma io dico che l’AIA deve uscire dal consiglio federale e dipendere direttamente dal Presidente della FIGC. Chi deve decidere questioni importanti viene influenzato anche dagli altri componenti che compongono il consiglio federale e così non si garantisce l’imparzialità. Perciò, io dico che l’AIA deve uscire dal consiglio federale.
I poteri forti sono solo quelli che ci sono nel consiglio federale. Il consiglio federale è il rappresentante di tutte le anime del calcio italiano. Quando ascoltai le intercettazioni sull’inchiesta sul bagarinaggio della Juventus, esclusi Marotta dalle indagini. Io non credo esista una forma di calciopoli oggi poiché non ne ho le prove, ma penso che Marotta con quelle dichiarazioni dopo Napoli-Inter ha voluto mandare un messaggio. Manna ha fatto bene a denunciare la situazione attuale del calcio italiano. Se lo avesse fatto De Laurentiis o il figlio Eduardo tutti avrebbero pensato che si lamentano sempre. Allo stesso modo anche Comolli dopo Inter-Juventus.
Io me ne sono andato dalla FIGC poiché sono stati diminuiti i giorni in cui si poteva svolgere l’indagine e il numero di procuratori. Queste decisioni a me non andavano bene perché poi penso: “Io quando le faccio le indagini?”. Così me ne sono andato, ma devo essere sincero. Gravina non ha mai interferito sui processi o sulle indagini, diversamente da come ha fatto con i controlli dei bilanci. Vi avverto, dobbiamo portare avanti una battaglia contro quelli che scommettono e chi li copre. Molto tempo fa chiesi ad un’agenzia di fornirmi i nomi dei giocatori e dei dirigenti che scommettono. Questa mi rispose che non poteva farlo poiché c’erano delle leggi sulla privacy. Io, allora, chiesi quali erano queste leggi. Al di là di tutto, c’è all’interno del consiglio federale e della federazione chi non vuole far sapere i nomi di chi scommette. È una battaglia che dobbiamo portare avanti. Secondo voi se chiedo alla guardia di finanza di indagare un determinato dirigente o giocatori, non riesce ad arrivare al nome?
Non esiste una nuova calciopoli, ma di sicuro il calcio deve apparire più pulito. Quando vedi partite come Napoli-Como o Atalanta-Napoli ti sembra che il calcio non sia pulito. Non dico che sia così, ma di sicuro non c’è la volontà di conoscere il motivo per cui si sta generando tanta confusione sulle decisioni arbitrali".