L'inchiesta di Alvino: "Non è una semplice sequenza di errori arbitrali, è qualcosa di più profondo. Disparità anche sugli stop dei direttori di gara. Rocchi spieghi..."
Con un lungo post pubblicato sui social, il giornalista napoletano Carlo Alvino è tornato ad occuparsi dello spinoso tema arbitrale, denunciando, numeri alla mano, una disparità di trattamento tra Napoli e Inter. Ecco il post:
"Quello che sta accadendo nelle ultime settimane non è una semplice sequenza di errori arbitrali. È qualcosa di più profondo: è la sensazione sempre più diffusa che esista una disparità di trattamento tra Napoli e Inter, non solo negli episodi di campo, ma perfino nella gestione delle conseguenze disciplinari per gli arbitri che sbagliano. Ed è qui che il tema diventa serio.
Ma davvero nessuno si sta facendo delle domande? Davvero tutto questo rientra nella normalità? E soprattutto: che cosa sta combinando Rocchi? I suoi arbitri sono sereni dentro questo sistema? Le altre squadre non si allarmano davanti a un modus operandi che appare così poco lineare?
Guardiamo le date, perché i numeri raccontano più delle opinioni.
Mariani dirige Napoli–Inter il 25 ottobre 2025. Dopo il presunto errore sul rigore assegnato al Napoli, resta fuori fino al 30 novembre: 36 giorni di stop. Poi il 25 gennaio 2026, in Juventus–Napoli, non assegna un rigore palese su Højlund per una trattenuta evidente di Bremer. In questo caso rientra il 7 febbraio in Serie B: appena 13 giorni dopo. Nel primo episodio oltre un mese di stop, nel secondo meno di due settimane.
La Penna, il 14 febbraio 2026 in Inter–Juve, espelle Kalulu per simulazione di Bastoni, errore che favorisce l’Inter. Stop minimo. Il 28 febbraio, appena 14 giorni dopo, è già designato in Serie B per il match tra Sudtirol - Venezia.
Maresca, il 25 gennaio 2026 in Genoa–Bologna, commette un errore tecnico con il rosso a Skorupski. Qui lo stop è severo: niente A e niente B per oltre un mese, rientrerà solo il prossimo 1° marzo, dopo 35 giorni, in Pescara – Palermo.
Manganiello, in Napoli–Como del 10 febbraio 2026, non ammonisce per la seconda volta Ramon per un fallo netto su Højlund. Undici giorni dopo, il 21 febbraio, dirige Lecce–Inter. Nessuna pausa.
Colombo, dopo la direzione molto discussa di Napoli–Roma del 15 febbraio e una trattenuta evidente su Højlund non sanzionata, il 28 febbraio – 13 giorni dopo – è già designato per Hellas–Napoli. Due volte consecutive…mha.
E Marchetti? In Napoli–Verona del 7 gennaio 2026 annulla un gol regolare a Højlund e assegna un rigore al Verona discutibile per un tocco di mano di Buongiorno generato da un fallo. Il 16 gennaio, solo 9 giorni dopo, è di nuovo in Serie A per Pisa–Atalanta.
Allora la domanda è inevitabile: qual è il criterio? Perché alcuni errori comportano 35 o 36 giorni di stop e altri appena 9, 11 o 13? Perché la gestione non è uniforme? Perché non esiste una proporzionalità chiara tra gravità dell’errore e durata della sospensione?
Non è una questione di tifo. È una questione di credibilità. Quando le differenze temporali sono così marcate, il sospetto nasce da solo. E quando il sospetto si diffonde, il danno non è solo per una squadra, ma per l’intero campionato.
Rocchi dovrebbe spiegare pubblicamente quali sono i criteri. I voti, le valutazioni, le soglie di stop. Perché se gli arbitri vengono gestiti con pesi e misure diverse a seconda del contesto, allora non è solo un problema di errori: è un problema di sistema".