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Italia, l'unico che voleva dimettersi era Buffon. Che lo farà a giugno

di Andrea Losapio

In una serata come quella di ieri, Gianluigi Buffon era l'unico a volersi dimettere. Sicuramente non lo voleva - e non lo ha fatto - il presidente Gabriele Gravina, che sembra arrivato alla fine del suo mandato più per motivi extracalcistici che per la reale intenzione del consiglio federale di salutarlo. Si vedrà la prossima settimana. Forse lo avrebbe voluto fare Gennaro Gattuso, con gli occhi lucidi e la sensazione di avere il peso del mondo addosso. 

Sicuramente voleva farlo Buffon. Parlava a scatti, quasi con la voce rotta, ben sapendo di dovere interpretare un ruolo di politica e non di taglio. “È un momento delicato e bisogna prendersi il proprio tempo, necessario, per fare le valutazioni corrette. La stagione sportiva finirà a giugno e fino a lì è corretto e doveroso dare la disponibilità alla Federazione, al presidente, a chi ha avuto fiducia in me. Se vi siete accorti che qualcosa sta migliorando ci fa piacere, ma l’obiettivo più grande era quello di andare al Mondiale. In questo momento è quello che fa male e rischia di far ragionare in maniera contorta e poco lucida. Mi fermo qua, fino a giugno ci siamo, poi per le altre valutazioni vediamo come si dipana la matassa”.

Così a giugno sapremo qual è il futuro di Buffon. Difficile che sia ancora con la Nazionale, dopo questo tonfo. Da capire se rientrerà - e come - nelle possibili scelte di qualche club. 


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