Il modo di tifare di ieri e di oggi, Nesti: "Ma dove sono finite le bandiere?"
Carlo Nesti, sulla sua pagina facebook, ha dedicato un approfondimento sul modo di tifare di ieri e di oggi. Le sue parole: "Mi sembra incredibile che un certo tema non sia stato mai affrontato dall'universo mediatico del calcio. Voglio dire il modo, nel quale si è evoluto (o involuto) il tifo, soprattutto nelle curve degli stadi.
So che mi attirerò, forse, qualche inimicizia. Ma voglio precisare come non sia mia intenzione, per l'ennesima volta, affermare che ieri si stava meglio di oggi. Intendo soltanto mettere a confronto 2 situazioni diverse, per sapere che cosa ne pensate, sperando che i commenti non siano soltanto dei miei coetanei, ma anche di persone più giovani.
Innanzitutto, sottolineo il fatto che, in tutte le curve, come se ci fosse, e sicuramente c'è, un accordo al di sopra delle parti, si vedono sventolare, durante le partite , non più di 10-15 bandieroni, per tutta la durata dei 90 minuti. Suppongo che non siano affidati alle stesse persone, costrette ad uno sforzo fisico fuori dal comune.
Questi vessilli vengono sbandierati in qualsiasi circostanza. Sia nel momento in cui la propria squadra attacca, sia nel momento in cui la propria squadra difende. Sia nel momento in cui la propria squadra segna, sia nel momento in cui la propria squadra incassa.
Nel resto dello stadio, è rarissimo vedere altre bandiere, anche perché le misure di sicurezza degli ultimi decenni non prevedono l'ingresso negli impianti delle aste, necessarie per sostenere le bandiere stesse.
Inoltre, i cori delle curve, esattamente come lo sventolio di quei bandieroni, sono monocordi, e non hanno interruzioni. Hanno dei suoni tribali, e servono per sostenere, costantemente, la formazione del cuore.
Anche qui, senza alcuna differenza fra le varie fasi del gioco, l'ultras per eccellenza sostiene la squadra, nella buona come nella cattiva sorte, per 90 minuti di fila, a meno che non esistano contestazioni, come nei casi recenti di Lazio e Torino. In sostanza: o si sostiene la squadra ad oltranza, oppure non la si sostiene per niente, disertando la curva, senza vie di mezzo.
Negli anni 70, 80 e 90, invece, era abituale vedere interi stadi esaltati, cromaticamente, dalle bandiere, nel senso che ogni tifoso aveva l'abitudine di portare con sé non tanto la sciarpa, diventata consuetudine più avanti nel tempo, quanto una bandiera, ovviamente più piccola, rispetto ai pochi bandieroni delle curve di oggi.
Dal punto di vista del colore, era uno spettacolo vedere le gradinate accendersi di tinte diverse, a seconda delle maglie delle formazioni contendenti, senza seconde o terze divise.
Inoltre, l'intero stadio aveva l'abitudine di seguire il gioco, in dipendenza delle sue fasi. Quando il pallone era a centrocampo, l'incitamento dei sostenitori era limitato. Mentre invece, quando il pallone arrivava a tre quarti di campo, o in zona gol, il boato si alzava, raggiungendo la sua massima espressione, in occasione dei gol.
In sostanza, esisteva un legame stretto tra il tifo e l'andamento della partita, e anche le curve, sostanzialmente, aderivano a questo modo di ingranare le marce alte della sonorità, in rapporto alla pericolosità delle azioni.
In tal senso, ogni curva aveva abitudini diverse, anche perché, laddove oggi esistono dei contatti fra i gruppi ultras gemellati, allora esisteva la assoluta indipendenza di una curva rispetto ad un'altra.
È chiaro, che io resto legato a questo secondo modo di tifare, anche perché ho quasi 71 anni, e resteranno per sempre nella mia memoria, in particolare, 2 immagini.
Quella del tifo bianconero a Belgrado, nel 1973, in occasione della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Ajax, con uno stadio estero completamente tappezzato di bandiere juventine.
E quella del tifo torinista a Torino, nel 1976, in occasione della partita-scudetto Torino-Cesena, quando l'intero Stadio Comunale sembrava una gigantesca tavolozza granata, sotto il cielo azzurro.
Tuttavia, non voglio influenzarvi, ma sapere che cosa ne pensate, perché, come ripeto, è un argomento che non è mai stato toccato, quasi che tutti quanti dovessero sottostare alle abitudini, stabilite soltanto dalle curve, ma non condivise dalle maggioranze silenziose".