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Il liceo Juventus è secondo nella classifica degli scientifici. Il preside Cossard: "Yildiz voleva lezioni extra di italiano, ha la testa giusta. Nicolussi e Kean..."

di Redazione TuttoJuve

Alla Continassa il calcio convive con lo studio. Il Juventus College, scuola paritaria integrata nel mondo bianconero, si distingue anche fuori dal campo. Secondo i dati Eduscopio 2025 della Fondazione Agnelli, l’istituto è il secondo miglior liceo scientifico sportivo di Torino, un risultato che certifica la qualità del progetto educativo. Il dirigente scolastico del College, Franco Cossard, ha commentato così al Corriere Torino: «Un motivo di grande orgoglio», sottolinea Cossard, dirigente scolastico del College. La collaborazione con WINS permette agli alunni di usufruire di strutture come convitto, piscina e palestra, rendendo compatibile la crescita sportiva con un percorso scolastico completo.

Nel tempo, da queste aule sono usciti anche futuri protagonisti del calcio professionistico, tra cui Fabio Miretti e Hans Nicolussi Caviglia. Proprio quest’ultimo ha vissuto un esame di maturità memorabile: «Sua madre mi disse di essere orgogliosa del diploma e della patente presa del figlio. Le ricordai che Hans aveva pure esordito in Champions League...».

Storie diverse, ma accomunate dall’attenzione allo studio. Kenan Yildiz, pur in possesso di un titolo scolastico tedesco, ha frequentato il liceo chiedendo lezioni aggiuntive di italiano dopo gli allenamenti: «Voleva lezioni extra di italiano, dopo l’allenamento. Ha la testa giusta». Non tutti, però, hanno lo stesso rapporto con i libri: «Non era portatissimo per lo studio», ammette il preside con sincerità.

Il Juventus College rilascia direttamente il diploma e applica criteri di valutazione severi: «Nel primo biennio abbiamo circa il 25% di bocciati. Il liceo sportivo è una branca dello scientifico. La scuola non è mai un piano B. Formiamo atleti, sì, ma prima ancora studenti e cittadini».

Ampio spazio anche alle attività extracurricolari, che includono educazione finanziaria, uso responsabile dei social network e percorsi di prevenzione contro la ludopatia, a conferma di un modello educativo che guarda oltre il campo da gioco.


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