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Gravina sulla riforma degli arbitri: "Così non si ha a cuore l'aspetto tecnico"

di Alessandra Stefanelli

<strong>Claudio Gavillucci</strong>, ex arbitro, è intervenuto a <em>Maracanà</em>, nel pomeriggio di <em>TMW Radio</em>, per parlare della possibile <strong>riforma degli arbitri</strong>, con il presidente FIGC Gravina che spinge per una classe d'elite indipendente: "In tempi non sospetti, nel 2019 parlavo di questi argomenti. Gli arbitri di fatto sono già professionisti e pensano solo al calcio, che non hanno tutele contrattuali come hanno i calciatori. <strong>Manca la parte di tutele contrattuali da lavoratori. Non riesco a comprendere perchè si debba passare a creare una società che debba gestire gli arbitri per far sì che questi ottengano quei diritti, che non si possono barattare con l'indipendenza che ha ottenuto negli anni. Il problema dell'AIA è tecnico</strong>.

La riforma che vuole fare Gravina è perché gli arbitri sono il perno dello show calcistico, sono i registi in campo. Oggi intorno all'arbitro c'è un business mediatico che può generare denaro. La FIGC non ha a cuore l'aspetto tecnico. <strong>Non si è fatto nulla per cambiare l'andamento del campionato a livello tecnico. Se una squadra non porta risultati, la prima cosa che un presidente dovrebbe fare è cambiare l'allenatore, non cambiare la maglietta. Oggi si cambia la maglietta dell'AIA per mettere quella della FIGC. La FIGC non è garanzia di terzietà</strong>. Sappiamo che nella Lega ci sono squadre che la pensano in una maniera e altre in un'altra e il presidente eletto è l'espressione di una certa corrente. E non può dirigere lui gli arbitri, che devono essere autonomi o si torna indietro di vent'anni. <strong>L'AIA necessita di riforme, i risultati parlano chiaro, ma perché bisogna barattare l'indipendenza e l'autonomia tecnica con i cambiamenti che devono essere fatti?</strong>".


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