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Gravina: "Le mie dimissioni un ultimo atto d'amore verso l calcio. In Italia della nazionale frega solo ai tifosi"

di Giuseppe Giannone

Intervistato dal "Corriere dello Sport", l'ormai ex presidente della FIGC Gabriele Gravina spiega i motivi che lo hanno portato a questo gesto: "Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. Avevo pensato di farmi da parte già prima dei playoff per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento.  Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Vivo quasi da recluso tra casa e Federazione, l'Italia è un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Speravo uscissimo meglio dal post Covid e invece certi istinti sono peggiorati.

Le mie parole sul dilettantismo? Volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline.

Il mio successore? Non tirerò la volata di nessuno, non sarò il regista del futuro. Un ex calciatore al comando? Nessuna preclusione, neppure verso un grande dirigente. L'importante è relazionarsi con la politica in modo diverso. Scontiamo un vecchio pregiudizio sempre attuale, quello dei presidenti “ricchi e scemi".

La Serie A? La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali".


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