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Galli sull’Italia fuori dal mondiale: “Il calcio si è evoluto. Azzurri hanno segnato su un rinvio sbagliato”

di Benedetta Demichelis

Filippo Galli ha parlatp in esclusiva a Tuttomercatoweb del fallimento dell'Italia dopo l'eliminazione ai playoff mondiali: 

Le sensazioni all'indomani di questo ennesimo disastro della Nazionale?
"Ovviamente sono dispiaciuto, priviamo a milioni di italiani di vedere la propria Nazionale ad un Mondiale. Tante altre Nazioni ci andranno, noi ci siamo sempre considerati - e forse ci consideriamo ancora - dei maestri in questo sport, ma evidentemente dobbiamo rivedere qualcosa. Una cosa che si sente da tempo, ma evidentemente nessuno ci vuole mettere le mani nel modo giusto. Continuiamo a fare così perché si è sempre fatto così. Una cosa insopportabile".

Sorprendono le parole di Gravina nel post-partita. Servirebbe cambiare qualcosa, che qualcuno si prendesse la responsabilità?
"Frasi di circostanza. Sarà anche vero che i cambiamenti devono arrivare dalla base e non dal vertice, ma questa base deve essere sostenuta nella volontà di cambiamento, che io proprio non vedo. A partire dal progetto tecnico presentato il 18 marzo dalla FIGC...".

Non la convince?
"È come un salto all'indietro. Anziché andare in avanti, torna al passato. Abbiamo questa idea in Italia: che il calciatore vada reso bravo al di fuori del contesto, lo prepari e lo metti poi in squadra. Non è così. Continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto mette tutti nella propria comfort-zone. Dobbiamo pensare da un punto di vista pedagogico diverso".

Cosa può servire per cambiare?
"Serve qualcuno a decidere che abbia un pensiero differente. Inutile continuare a cambiare persone se il pensiero è uguale a quello che c'era prima. Non parlo di presidenti, ma di chi dirige il settore tecnico, per esempio. Serve cambiare pensiero su come dobbiamo fare calcio. Pensiamo ancora al calcio speculativo, basato sulle individualità, continuiamo a parlare del fatto che i giocatori non sanno fare l'uno contro uno. Ma il calcio è un gioco collettivo, dove si esalta l'individualità e l'individualità esalta il collettivo. Non sono due concetti da separare. Faccio un esempio". 

Prego.
"Parlando dei talenti sento dire: manca la strada, manca il cortile. Poi però nel settore giovanile non riproponiamo ciò che si fa in strada, ma esercitazioni che sono lontane dal gioco del calcio. Dopodiché il calcio è complesso, non possiamo semplificare troppo. Ho un blog che si chiama "La complessità del calcio", proprio perché penso che il calcio non sia semplice".

L'Europeo con Mancini l'Italia lo ha vinto giocando in modo più propositivo.
"Esatto, giocava in modo differente, poi puoi vincere o perdere, non è garanzia di vittoria. Purtroppo ci sono ancora allenatori che dicono che non dobbiamo snaturare il nostro DNA perché è quello che ci ha portati a vincere, che non dobbiamo copiare il Barcellona. Siamo sempre lì, pensiamo di essere i più bravi, ricorrendo all'idea di calcio speculativa che ci ha fatto vincere in passato. Oggi non è più sufficiente, abbiamo bisogno di altro, perché gli altri fanno altro, il calcio si è evoluto".

Dal rosso a Bastoni al fatto di essersi fatti schiacciare in 10 contro 11: qual è il rammarico per la partita di ieri?
"Abbiamo fatto un gol su un rinvio sbagliato. Ma loro hanno continuato a giocare. Ci si sofferma sul rosso a Bastoni, ma com'è arrivato? Da un rinvio fatto perché si voleva buttare su la palla perché si ha paura e si vuole far finire il tempo perché si era in vantaggio. Parte il contropiede, sbaglia prima Mancini che non fa la diagonale, poi l'ultimo a dover intervenire è Bastoni. Ma è un errore di pensiero, di principio".

Stessa cosa sul gol del pareggio: in 10 l'Italia ha pensato solo a buttarla più lontano possibile.
"Chiaro, poi in 10 a maggior ragione ti rifugi in quella cosa lì. Un'abitudine che abbiamo addosso. Si parla di DNA, di storia, di guerre addirittura. Ma non dimentichiamoci che, con tutto il rispetto per ciò che hanno fatto i nostri nonni, poi sono arrivati gli americani a liberarci. Dobbiamo ancora aspettare che arrivi qualcuno a liberarci?".


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