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Galante: "Giocare con Spalletti esperienza bellissima"

di Redazione TuttoJuve

L'ex difensore dell'Inter, Fabio Galante, è intervenuto ai microfoni di Radio TV Serie A per la rubrica Storie di Serie A. Le sue considerazioni:

Giocare con Spalletti

“È stata un’esperienza bellissima. Io ero praticamente un bambino quando sono arrivato in prima squadra e Spalletti, che già era un veterano, mi ha preso sotto la sua ala spiegandomi come ci si doveva comportare per fare il calciatore. Si vedeva che era già un allenatore in campo infatti ti riprendeva e ti dava consigli. Era evidente la sua voglia e la sua passione: già da calciatore si segnava tutti gli appunti sull’agenda. Vedendolo in campo già si capiva il suo futuro: la sera andava a casa e studiava gli allenamenti, studiava tutto... era un allenatore in campo a tutti gli effetti. Per noi giovani è stato importantissimo: aveva sempre una parola buona per tutti. Io ho avuto la fortuna di giocare con tanti calciatori che poi hanno intrapreso la carriera da allenatore come Montella, Simeone, Nicola ...”.

Il ruolo in campo

“Io giocavo difensore centrale anche se ero già un difensore moderno. Mi piaceva anticipare l’attaccante e spingermi in avanti, ho avuto anche la fortuna di fare qualche gol importante sia in Nazionale Under 21 che in Serie A. Quando ero piccolo avevo iniziato da attaccante quindi, quando poi piano piano mi hanno spostato di ruolo, non ho mai dimenticato quelle abitudini, mi piaceva proprio andare in avanti. Ad oggi il calcio è cambiato e sempre più spesso i difensori si trovano in fase offensiva, poi fare gol è una delle cose più belle del gioco”.

Il calcio di oggi

“Rispetto agli anni ’80 e ‘90 è cambiato tanto soprattutto dal punto di vista fisico: i difensori di oggi sono tutti alti 1.90 m in genere. Il calcio di oggi è diventato molto più fisico e meno tecnico. Credo che i calciatori in quegli anni fossero molto più forti tecnicamente. Io penso di aver giocato nell’epoca dove c’erano veramente tanti giocatori forti con qualità tecniche incredibili”.

Il sogno di un bambino

“Mi ritengo fortunato perché nella vita ho fatto il lavoro che volevo fare da piccolino, la passione per il calcio me l’ha trasmessa mio papà. Da piccolo io volevo diventare famoso, volevo finire sulle figurine Panini (ce le ho tutte a casa), firmare gli autografi... volevo fare il calciatore e quindi già per quello mi ritengo fortunato poi non mi lamento nemmeno per le altre cose. Ho avuto tutto dalla vita, ecco perché non sono mai triste o arrabbiato, anche perché sennò (indica il cielo n.d.r.) mi fa cascare un palo in testa e mi dice “Che cosa vuoi di più!?” (ride n.d.r.)”.

Le squadre del cuore

“L’inter perché mio babbo era un grandissimo tifoso nerazzurro e il Torino perché il mio idolo era Ciccio Graziani. Mio papà mi diceva sempre di guardarlo perché era uno che giocava per la maglia e in quei 90 minuti dava tutto e io dovevo imparare da lui, a quel tempo il Toro era una grandissima squadra. Io alla fine ho avuto la fortuna di giocare con entrambe. All'Inter sono arrivato nel ’96 e ci sono rimasto per tre stagioni vincendo una Coppa Uefa nel ’98”.

L’Inter del ‘98

“Moratti lo diceva sempre che la squadra che gli è rimasta di più nel cuore (anche più di quella del 2010) è quell’Inter del ’98 che vinse la Coppa Uefa. Era una squadra piena di campioni tra cui ovviamente Ronaldo il fenomeno, un campione sia dentro che fuori dal campo. Ho avuto infatti la fortuna di frequentarlo anche fuori dal terreno di gioco e posso dire che era una persona dolcissima, disponibile, che amava la compagnia e divertirsi. Era veramente un ragazzo per bene e io ho passato con lui tantissimi momenti. Con il pallone era qualcosa di incredibile: faceva delle cose ad una velocità impressionante, fortunatamente in allenamento non dovevo marcarlo troppo perché dicevo sempre al mister che doveva mettermi in squadra con lui (ride n.d.r.). Secondo me in allenamento non si impegnava nemmeno troppo ma la domenica faceva delle robe incredibili. Mi ricordo tantissime sue azioni palla al piede ad una velocità tale che i difensori non sapevano proprio cosa fare. Io non ho giocato con Maradona, e non è facile dire chi dei due fosse il migliore, ma con Ronaldo partivamo già in vantaggio per uno a zero”.

Mister Gigi Simoni

“Era il mister della squadra del ’98, un gruppo fantastico e lui era il padre di tutti noi. Una persona fantastica, umile, amata da tutti dovunque abbia allenato. Con lui era davvero impossibile arrabbiarsi. Quando si parla di quella squadra tutt’ora Gigi viene sempre ricordato, secondo me abbiamo vinto molto meno rispetto alla bravura e al valore dei giocatori. Chi meglio tra noi e l’Inter del triplete? Sicuramente sarebbe stata una bellissima partita, due squadre fatte di grandissime campioni, io credo che si deciderebbe ai rigori. Noi non abbiamo fatto il triplete o vinto campionati ma eravamo un bel gruppo, una squadra tosta, compatta, difficile da affrontare... quelli del triplete avrebbero fatto un po’ di fatica a batterci. Non voglio assolutamente togliere nulla al calcio di adesso che mi piace molto e lo guardo spesso ma se penso agli anni ’90 e ai primi 2000, squadre come Genoa, Livorno o Torino allora erano in lotta per non retrocedere tanto era alto il livello, oggi invece sarebbero a metà classifica”.

Francesco Scoglio

“Per me è stato importantissimo perché è lui che mi ha lanciato al Genoa a 18 anni. Durante il suo debutto in Genoa - Cremonese (1-0) segno il gol vittoria e da li ho sempre giocato. Secondo me era un futurista, era già avanti tatticamente: quando andavi in camera sua aveva atttaccati alla parete tantissimi foglietti con schemi di punizioni, angoli ecc. Durante la settimana lavoravamo talmente tanto e talmente bene che sapevamo tutto della squadra avversaria. Alla sua prima riunione ci disse di stare sereni perché avevamo ancora 18 partite da giocare e che ne ne avremmo perse solamente 2 per poi salvarci alla penultima giornata... 18 partite, due sconfitte e salvezza a Cremona alla penultima, ci aveva preso, assurdo. Ho un bellissimo ricordo di lui, mi ha voluto davvero bene”.

Carlo Mazzone

“Ho giocato con lui a Livorno quando subentrò a Donadoni, facemmo un bel campionato arrivando a metà classifica. Era un padre per tutti, una persona che si faceva ben volere da tutta la squadra anche da chi non giocava, non potevi non volergli bene, un po' come Simoni. Sono stati sicuramente due grandi allenatori, ma prima di quello due grandi uomini. Con Mazzone andavo sempre al campo col sorriso perché mi facevo talmente tante di quelle risate. Ho veramente tantissimi bei ricordi su di lui”.

I grandi avversari

“Sono passato dalla marcatura a uomo a quella a zona, difficilmente riuscivo ad andare a prendere i grandi 10 come Del Piero, Baggio, Zola. Io tendenzialmente marcavo i 9 come Vieri, Toni, Batistuta, Trezeguet ... Dal ’90 al 2010 ho beccato gli attaccanti più forti di tutti i tempi in Italia. A tal proposito Zola, uno con qualità fantastiche, una volta mi disse: “Io in Nazionale davanti avevo prima Baggio poi Totti, Del Piero e così via, un po’ come te Fabio, che avevi Panucci, Cannavaro, Nesta, Ferrara e Maldini“. Zola ad oggi giocherebbe sicuramente in Nazionale, era difficilissimo da marcare. Panucci invece era un giocatore completo: forte sia fisicamente che tecnicamente, intelligente, bravo di testa e nell’anticipo, non velocissimo ma sapeva leggere bene l’azione in anticipo un po’ come me. Quando uno poi gioca nel Real e nel Milan c’è poco da dire. In campo europeo mi piacevano tanto i giocatori del Real Madrid come Raul o Zidane contro cui ho giocato quando era alla Juve: non lo buttavi mai giù, si diceva che quando gli davi la palla era come metterla in banca. Ronaldinho quando lo vedevi palleggiare era fantastico anche se in Italia non ha avuto il suo miglior periodo”.

La paternità

“Tra poco sarò padre di Gilda. Se dovessi dare un consiglio ai ragazzini di oggi direi loro di divertirsi e giocare a calcio con il sorriso poi se succede succede”.


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