Del Piero ricorda il trionfo Mondiale del 2006: "È una cosa che ti completa"
Intervenuto al World Economic Forum di Davos assieme al presidente FIFA Gianni Infantino, la leggenda della Juventus Alessandro Del Piero ha ricordato il successo mondiale del 2006, come riportato da Calcio e Finanza: “Vincere la Coppa del Mondo significa sentirsi completi. Completi come calciatori, ma anche come esseri umani. Si inizia a giocare per passione, senza pensare a nulla se non al pallone, poi crescendo si capisce che il percorso è molto più ampio: diventare professionisti vuol dire crescere anche come persone, fare sacrifici, rinunciare a qualcosa, accettare che la tua vita, le tue amicizie e persino il tuo carattere vengano messi alla prova. Arrivare al punto più alto, sollevare il trofeo più iconico che un calciatore possa vincere, è un’esplosione di tutto ciò che hai vissuto: gioia, fatica, sconfitte, successi. È la bellezza di quel momento”.
Sul 1982: "All’epoca non c’erano tutti i media di oggi. Io avevo otto anni e quella fu la mia prima Coppa del Mondo. Ricordo le partite viste con la famiglia e con gli amici, in una stanza piena di persone. All’inizio non capivo tutto, ma sentivo che era qualcosa di importante. Poi, partita dopo partita, quarti, semifinali, finale, capii sempre di più. Quando vincemmo scendemmo in strada a festeggiare, con le bandiere. Mia madre mi aiutò a costruirne una fatta in casa, verde, bianca e rossa. Vivevamo in campagna e andai persino a cercare il bambù per fare l’asta. È un ricordo meraviglioso: non c’è miglior modo di iniziare il rapporto con la Coppa del Mondo che vedere il tuo Paese vincerla”.
E ancora: “La preparazione per una Coppa del Mondo inizia anni prima, già dalle qualificazioni. È un processo lungo, in cui cresci come giocatore e come uomo. Ognuno ha esigenze diverse: c’è chi ha bisogno della famiglia vicina, chi di più spazio per sé stesso. La parola chiave è equilibrio. In uno sport di squadra devi bilanciare l’ego, che è necessario per pretendere di più da te stesso, con il bisogno del gruppo. Serve equilibrio nella chimica della squadra, nei momenti difficili, nei rigori, nello spogliatoio, quando qualcuno deve prendersi responsabilità e qualcun altro deve fare un passo indietro”.