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Dalla strategia in campo al vertice della Figc: il nodo del calcio italiano

di Marco Spadavecchia

Riparte il dibattito sulla Nazionale e sulla Figc a Tmw Radio, con riflessioni critiche e suggerimenti su strategie, tecnici e dirigenti: tra la gestione politica, le scelte tattiche e il futuro della Federcalcio, Domenico Marocchino, Bruno Longhi e Massimo Brambati hanno analizzato i nodi principali del calcio italiano. Marocchino ha commentato i cambiamenti politici in Federcalcio e le difficoltà tattiche della Nazionale, sottolineando la necessità di leggere meglio le partite e di concentrarsi su analisi, strategia e area tecnica. L'ex esterno bianconero ha criticato la gestione di alcune partite, spiegando che il problema non era un singolo giocatore come Dimarco, ma una debolezza strutturale nella lettura del gioco e nella capacità di sfruttare i fondamentali. "Siamo deboli dal punto di vista strategico. Siamo poco furbi", ha affermato Marocchino.

LIVELLO CALCIO ITALIANO – Il giornalista Bruno Longhi ha invece sottolineato come il livello del calcio italiano sia ormai limitato, richiamando l'attenzione sulla mancanza di giocatori capaci di fare la differenza nei momenti decisivi, e ha minimizzato l'importanza di chi occupa ruoli politici nella Federcalcio rispetto ai giocatori e all’allenatore. "Oggi giochiamo sempre col pallone indietro, c'è paura di perdere", ha osservato il giornalista. Massimo Brambati, ex calciatore e procuratore, ha infine indicato possibili nomi per dirigere la Figc, suggerendo un binomio composto da Adriano Galliani e Paolo Maldini come figure ideali per combinare competenze politiche e tecniche. Sul commissario tecnico, ha difeso Gattuso e criticato alcune scelte passate, sottolineando che figure come Carlo Ancelotti sarebbero state perfette ma non sono state coinvolte. "Prima vorrei capire chi va a fare il presidente, perché è una scelta importantissima", ha concluso Brambati.


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