Cucchi: "Italia, non è questione di nomi ma di idee. Perché non nascono nuovi Totti e Del Piero?"
Il calcio italiano si muove verso il cambiamento. Il prossimo 22 giugno sarà votato il nuovo presidente della FIGC, che sarà chiamato ad attuare le giuste mosse in uno dei momenti più delicati della storia dell'intero movimento. Ma quale sarebbe il profilo giusto sul quale puntare e quali sono le misure da attuare per sistemare le cose? TMW l'ha chiesto a Riccardo Cucchi, giornalista e storico radiocronista di Rai Radio 1, a lungo voce della Nazionale Italiana.
Lei è stato la voce di una Nazionale vincente. Che idea si è fatto di questa ennesima delusione e di come il nostro calcio abbia reagito alla situazione?
"Sono rimasto sorpreso, in negativo, dal fatto che le dimissioni di Gravina e dello stesso Gattuso non siano arrivate immediatamente dopo l'eliminazione con la Bosnia, sono serviti 2-3 giorni. Di fronte ad un disastro sportivo di queste proporzioni il senso di responsabilità avrebbe dovuto comportare l'immediato passo indietro. Sia da parte del presidente della FIGC, come responsabile 'politico', che dell'allenatore, in qualità di responsabile tecnico. Il fatto che non siano arrivate nei tempi giusti è molto preoccupante".
Lei ha un nome dal quale ripartire per sostituire Gravina?
"Non è questione di nomi, ma di idee. Non è un uomo che può cambiare le sorti del nostro calcio. Né sulla panchina della Nazionale, né in Federazione. Ci vogliono progetti, una rivoluzione, la capacità di cambiare il sistema. Di tornare a capire come allevare talenti. Questo è il grande problema. Non ne siamo più capaci, non è possibile che in 20 anni non siano più nati calciatori come Totti, Pirlo, Del Piero".
Dove ricercare le responsabilità?
"Grandi responsabilità gravano sulle scuole calcio. Quindi sulla Federazione, che non ha creato le condizioni affinché i bambini potessero giocare a pallone, gratuitamente. Il vero grande problema è che oggi un bambino in Italia per giocare a calcio deve pagare. Anche cifre molto elevate".
Questa rivoluzione di cui parla è possibile che venga portata avanti da una figura come quella di Malagò?
"Malagò ha esperienza, ma ha anche 67 anni. Io ne ho 73, quindi parlo della mia generazione. Io credo che la mia generazione debba fare un passo indietro. Questo è un Paese nel quale troppi settantenni o ultrasettantenni occupino posti di potere. È necessario dare spazio ai giovani. L'occupazione dei posti dirigenziali da parte di queste persone ha impedito la nascita di una nuova generazione di dirigenti, che oggi avessero 40-50 anni, che potessero mettere mano al nostro calcio. Questo è un grande tema, sul quale si è dibattuto molto poco".
Forse è il momento di dare fiducia ad un ex calciatore?
"Vedrei con grande gioia l'arrivo al vertice della Federazione di un ex calciatore. Quella italiana è l'unica Federazione in Europa a non aver mai avuto un calciatore ai vertici della FIGC. Bisognerebbe interrogarsi sul perché. Non sono stati capaci i nostri calciatori di evolvere anche come dirigenti o perché non abbiamo voluto che lo facessero".
L'esempio del tentativo di Baggio in tal senso è ancora attuale...
"Infatti, sappiamo com'è andata a finire. Roberto Baggio ha dato le dimissioni. In quelle pagine che lui ha scritto c'è molto che andrebbe letto, ripreso e applicato. Baggio già da allora calcava la mano sulla necessità di allevare i talenti. Penso che sia assurdo che tante delle nostre società non abbiano più la Primavera, i vivai, le leve calcistiche. Ricordo che ogni anno le società promuovevano le leve per trovare talenti. Quanti sono i giovani che arrivano dai settori giovanili fino alla Serie A ottenendo risultati importanti? Ormai veramente pochi".
Per favorire tutto questo come vedrebbe una figura d'esperienza come ct, come possono essere Conte, Allegri e via dicendo?
"Non è un problema d'esperienza: quanti ct si sono alternati in questi tre fallimentari tentativi di approdare al Mondiale? Ha fallito Mancini, che aveva vinto il titolo europeo, ha fallito Spalletti che è un signor allenatore, poi il povero Gattuso che probabilmente fra i tre è quello più 'fragile', con meno responsabilità. Il problema non è la guida: se non hai un gruppo di giocatori di talento sul quale puntare, come fai a creare una Nazionale? Per quale ragione in Spagna in ogni generazione nascono talenti come Yamal in grado di dare lustro alla Nazionale e in Italia no? Non è una questione legata al fatto che non nascano, evidentemente non siamo capaci di farli diventare campioni".