Callegari: "Complimenti a Spalletti per il lavoro sul campo. Extra-campo, energie, tempo e attenzioni dedicate a chi non ne merita"
Sulle pagine di "Calciomercato.com", Massimo Callegari parla di Luciano Spalletti, allenatore della Juventus, scindendo il lavoro sul campo da alcune reazioni extra-campo per lui "rivedibili": "Face off. Un po’ John Travolta, estroso e accattivante, un po’ Nicolas Cage, ombroso e accigliato. Ci sono due volti del Luciano Spalletti juventino: quello sul campo parla con l’organizzazione e la crescita individuale/collettiva; quello oltre l’area tecnica, in senso letterale e figurato, si esprime con le sue reazioni e le risposte dirette ai tifosi.
Innanzitutto bisogna fare i complimenti al mister (semicit.) per il lavoro sul campo, perché ha ribaltato una squadra che prima del suo arrivo dipendeva da un’unica fonte creativa: palla a Yildiz e andiamolo ad abbracciare. Dopo l’infortunio di Vlahovic, con David e Openda desaparecidos, era rimasto solo il talento del numero 10. Mancavano soluzioni e di conseguenza fiducia nel reparto offensivo. Spalletti ha riassestato tutto lavorando sul coraggio, la qualità e la responsabilità. Il coraggio è mentale e cambia il tempo della giocata, la qualità è tecnica e incide sulla pulizia del passaggio, la responsabilità è collettiva ed è il vero step rispetto al recente passato. Oggi la Juventus non è sempre brillante, perde quando domina (a Cagliari) e vince quando soffre (contro il Benfica). Ma è una squadra.
Poi c’è l’altra versione di Spalletti, extra-campo. Energie. tempo e attenzioni dedicate a chi non ne merita. Perché non ha alcuna utilità per un allenatore scendere nel confronto diretto col singolo tifoso, che seduto alle spalle delle panchine “paga quindi pretende” e ha il diritto di giudicare/contestare. Idealmente dovrebbe farlo in termini civili, meglio ancora se con senso del limite, anche se il sistema tollera e a volte (da sempre) assorbe sfoghi esagitati/esagerati, pure alimentandoli in modo un po’ artefatto. Non è la prima volta che il confine tra chi ha competenze, esperienza e riconoscimento economico per decidere cede all’emotività/pressione, ormai smodate sugli allenatori negli ultimi anni. A San Siro Mancini dialogava con il primo anello rosso, a Madrid Fabio Capello espose il dito medio alla tribuna del Bernabeu. Non si può dire che non sia umano reagire o pretendere che un professionista annulli completamente la propria emotività quando viene attaccato.
Il punto però è un altro: se è vero che gli ingaggi elevati non giustificano gli insulti ricevuti, è altrettanto vero che chi è pagato molto lo è anche per saper assorbire meglio rimostranze, mugugni e attacchi dei tifosi, avversari e propri. È una parte del prezzo e del ruolo. Sono due livelli diversi: il tifoso paga per sostenere e criticare, l’allenatore è pagato per decidere e gestire. Se chi sta più in alto si abbassa al piano più basso, si genera un cortocircuito che allontana il focus dal campo, che resta il giudice supremo.
È lì che Spalletti sta costruendo il suo credito: ingresso prima morbido poi più aggressivo nello spogliatoio, rispetto per il suo predecessore, mentalità competitiva, valorizzazione delle risorse, richieste sul mercato mirate ma senza sminuire la rosa attuale. Di questo deve essere orgoglioso. E proprio per questo deve rimanere un gradino sopra. Non per arroganza, ma per ruolo. “Dont’ feed the trolls”, non alimentare i provocatori, è una buona lezione che vale non solo online, ma anche nella vita reale".