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Bucchioni su TMW: “Ecco come sarà la Superlega”

di Redazione TuttoJuve

Il collega Enzo Bucchioni si è espresso sulla vicenda Superlega nel suo editoriale per TMW. Le sue parole:

"Torna l’idea della Superlega e il mondo del pallone, incurante di una guerra vera purtroppo in atto in Ucraina, s’infiamma come e più di un anno fa. Volano gli stracci, le parole sono pesanti durante il “Financial Times Forum” dedicato al calcio in scena ieri a Londra al quale hanno partecipato tutti i massimi dirigenti europei dal presidente dell’Uefa Ceferin al grande rivale Andrea Agnelli.

Secondo indiscrezioni, proprio Agnelli avrebbe dovuto presentare al Forum un nuovo progetto riveduto e corretto di “Superlega 2.0”, ma qualcosa deve essere successo per fermarlo, forse proprio la guerra, perché il presidente della Juventus forse per opportunità in questo momento difficile, non è entrato nei particolari, ma ha comunque ribadito l’intenzione di andare avanti sull’idea assieme a undici club che a suo tempo “hanno sottoscritto un contratto di 120 pagine ancora vincolante”.

Come a dire che prima o poi la Superlega si farà.

E come sarà?

Se Agnelli non è entrato nei dettagli, in mattinata ci aveva pensato il media tedesco “Wirtschaftswoche” a rivelare come potrebbe essere stata corretta l’idea della prima Superlega accantonata per la violenta reazione dell’establishment del calcio.

Secondo quello che è filtrato non si punterebbe più a una competizione chiusa fra le venti più importanti società europee, ma tornerebbe il concetto di meritocrazia con promozioni e retrocessioni. Pr fare questo, ovvio, c’è bisogno di due campionati, ecco quindi la Superlega A e la Superlega B da venti squadre ciascuna, stando sempre a questa “soffiata”.

Sarebbero così ben quaranta le grandi società europee chiamate a partecipare alla nuova competizione che Juve, Real, Barcellona e altri vorrebbero organizzare prima possibile, appena ci sarà chiarezza sulle cause civili in atto e sul ricorso alla Corte di giustizia europea del quale scriverò più avanti. Anche nella Superlega B dovrebbero esserci retrocessioni con meccanismi di promozione dai campionati si presume nazionali non rivelati dal media tedesco.

E’ sicuro invece che nella Superlega A non ci saranno posti riservati a club storici o ai più ricchi, ma la selezione avverrà soltanto su base meritocratica. E questa, il campionato chiuso, era una delle cose più contestate nel primo progetto, ora evidentemente superata.

Come detto, Agnelli non è entrato nel merito, ma non ha nascosto la volontà di andare avanti, non ha usato la maschera, anzi, sostenendo che il calcio in queste condizioni non è più sostenibile e “c’è un disperato bisogno di riforme”.

Su questo dovremmo essere tutti d’accordo, ma purtroppo non è così.

Come fare?

Secondo Agnelli serve abbattere il monopolio dell’Uefa e su questo è stato chiarissimo. Secondo il presidente bianconero il sistema non funziona perché non in grado di gestire un’industria da 75 miliardi di euro nel quadro del regime monopolistico di oggi. E’ pendente un ricorso alla corte di giustizia europea che dovrebbe pronunciarsi a breve. Si aspetta una sentenza storica, un po’ come quella su Bosman nel 1995. Se i giudici dovesse dire che il monopolio è illegale e il sistema calcio va liberalizzato, forse sarebbe la fine della Uefa e l’immediato via libera ad altri soggetti e ad altre competizioni come la Superlega.

Agnelli infatti alla domanda “se la Juve fra cinque anni giocherà in Champions?”, ha risposto significativamente: “Giocherà nella principale competizione Europea”.

Chi vuole capire ha capito e chi vuole la Superlega è convinto che la Uefa sia un carrozzone gestito su basi non economiche, con metodi fuori dal tempo, burocratizzato e clientelare, e che invece un’organizzazione diversa, più moderna, sarebbe in grado di produrre più utili aumentando l’interesse, vendendo meglio il prodotto, e quindi garantendo la sostenibilità per tutto il sistema.

La reazione non si è fatta attendere.

Il più duro, come sempre, è stato il presidente della Lega spagnola Tebas che ha definito i presidenti di Juve, Real e Barca “bugiardi come Putin”. A queste parole Agnelli non ha voluto replicare.

Ma altrettanto duro è stato lo storico nemico del dirigente juventino, vale a dire il presidente dell’Uefa Ceferin che ha sottolineato come, “Chi vuole la Superlega vive in un mondo parallelo e naturalmente non potrà giocare nei nostri tornei”.

Poi il colpo basso: “L’anno scorso hanno usato la pandemia, ora stanno usando la guerra per i loro interessi”.

Mazzate vere. Ma, come spiegato, con le carte bollate di mezzo, in questa lotta c’è addirittura in ballo il futuro della Uefa, e i contendenti se le danno senza mezzi termini. Il tutto, purtroppo, in un momento delicatissimo per tutto. E questo è vero.

E’ anche vero che l’idea della Superlega, sul modello Nba riveduto e corretto, non può essere demonizzata a priori e andrebbe invece coltivata e analizzata per trovare una sintesi comune.

Ceferin invece risponde con la nuova Champions targata Uefa che partirà dal 2024-25 e sarà ancora più aperta alle squadre dei campionati medi e ai club più piccoli, passando da 32 a 36 squadre. Senza alcun ranking, almeno pare. Un po’ il contrario di quello che chiede il mercato, soprattutto quello dei diritti televisivi, che nel mondo vorrebbe vendere le grandi sfide fra grandi club, appunto un Supercampionato dove si gioca il calcio più spettacolare, ai massimi livelli per ottenere più risorse.

Il populismo di Ceferin, non a caso sostenuto da Gravina, guarda invece solo ai voti e all’appoggio delle piccole federazioni che al momento delle elezioni contano (ovviamente) come le grandi. E’ un calcio che pensa alla gestione del potere e non alle riforme per l’innovazione e la sostenibilità. E non ci facciamo prendere in giro dalle frasi fatte del tipo “il calcio è dei bambini che giocano all’oratorio” perché quel calcio lì non esiste più da decenni. Sono stati i signori della Fifa e della Uefa a trasformarlo in un grande business globale e adesso che faticano a sostenerlo vorrebbero tornare indietro. Almeno a parole.

La verità, come sempre, forse sta nel mezzo, ma per come stanno procedendo le cose sembra impossibile ritrovare un punto di incontro e una mediazione fra le parti.

Ormai lo scontro è totale e forse si tornerà a ragionare dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Il futuro di questo calcio indebitato e malato di gigantismo, non lo decideranno i tesserati e i praticanti incapaci di gestire il loro movimento al meglio, ma è nelle mani dei giudici europei. Il terremoto è nell’aria".


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