Bremer: "Sogno di vincere alla Juve, non posso immaginare di non andare in Champions. Spalletti dice che devo prendermi più rischi"
Intervistato dal "Corriere della Sera", Gleison Bremer, difensore centrale classe 1997 della nazionale brasiliana e della Juventus, affronta diversi temi riguardanti i bianconeri: "Non posso immaginare la Juve senza la Champions. Sogno di vincere qui e di scrivere il mio nome nella storia del club.
Il k.o contro il Cagliari? La sconfitta di Cagliari con il 78% di possesso palla, 18 corner e 21 tiri? Se non vinci ti arrabbi sempre, e magari dobbiamo essere più bravi sui cross, anche noi a saltare. Ma pensi anche che un certo lavoro è stato fatto e che, se giochi così, in futuro girerà bene. Il bel gioco esiste, anche se poi devi vincere. Però, se giochi bene solitamente funziona: negli ultimi anni, parlo in generale, hanno vinto le squadre che dominano il gioco.
Cosa mi dice Spalletti? Spalletti dice che palla al piede posso affettare le squadre avversarie? Quando giocavo in Brasile era così, in Italia è stato un po' diverso e ho avuto pochi allenatori che me lo chiedevano: ho ricominciato con Thiago Motta, poi mi feci male. Spalletti dice che devo essere più incisivo e che devo prendermi più rischi, e ha ragione. Dice che viaggio un po’ con il dosatore? Ho capito. Diciamo che, dopo due infortuni, pensi che non puoi sempre giocare sulla forza e sulla velocità, ma devi sfruttare anche le letture difensive: una cosa sulla quale sto migliorando, studiando l'avversario, grazie allo staff della Juve che lavora sui video e a un match-analyst che mi segue. Il gioco di Spalletti mi piace molto, perché abbiamo spesso il pallone noi e allora faccio meno fatica. Ogni tanto mi dico: cavolo, così non sento neppure il peso dell'infortunio.
I miei modelli? Il mio modello è il brasiliano Lucio. Mazzarri mi disse che avevo qualche caratteristica di Chiellini e che dovevo guardarlo, ci sentimmo e ora è un mentore. Il primo anno qui mi disse che devo guardare anche l'uomo, non solo la palla. Ha ragione, l'ho sempre pensato anche se sono brasiliano: il pallone non è mai entrato in porta da solo.
L'infortunio? Durante lo stop per infortunio ho imparato a suonare la chitarra, mia vecchia passione, e tempo per la famiglia. Ogni tanto, mia figlia Agata, 5 anni, mi diceva: “Papà, non farti più male”. E poi, i libri. Letture preferite? “L’arte della guerra” e i saggi di filosofia, Aristotele soprattutto: autori avanti di testa, che hanno visioni e pensieri profondi. E poi, durante la riabilitazione, le storie di Baggio e di Del Piero: volevo capire come si fa a ritornare dopo un grave infortunio. Ho imparato ad avere pazienza. Una volta incrociai Alex al J-medical: “Calma, non avere fretta, e migliora la tua mobilità”, mi disse".